Page 96 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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           battles but to  render them impossibles» (9l). Più che sulla celebrata potenza delle legioni
           (prevalentemente schierate ai più lontani confini terrestri), era sulla silenziosa ope-
           rosità della Marina che poggiava la  «Pax Romana»  nel cuore dell'Impero, cioè nel
           bacino  del Mediterraneo.
                La  rispondenza di questa Marina militare è dimostrata dal fatto che essa  ri-
           mase costituita su base permanente per tutta la durata dell,Impero, subendo anzi
           talune espansioni per meglio rispondere alle esigenze di controllo di certe aree cri-
           tiche. La sua struttura rimase comunque sempre articolata su due flotte principali
           in Italia  (Miseno  e Ravenna)  e su di  un certo  numero  di  flotte  minori  dislocate
           nei  punti più sensibili delle  provincie, secondo un ordinamento che è stato  rico-
           struito  soprattutto  sulla  base  delle  testimonianze  epigrafiche <9 >.
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                Ma il risultato più saliente della rispondenza dell'attività svolta dalla Marina
           militare consiste nello straordinario sviluppo dei traffici marittimi; a questo pro-
           posito,  nel II secolo  d.C.,  il retore Publio Elio Aristide poteva scrivere, parlando
           di Roma e del suo grande porto marittimo:  «Il mare Mediterraneo  come  una cintura
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           cinge il centro del mondo e il centro del vostro dominio; e intorno al mare si stendono,  grandi
           per grande spazio n, i continenti colmi di ricchezze sempre a vostra disposizione .... Tutto quel-
           lo  che  si produce e si fabbrica  nei singoli paesi,  qui si  trova  sempre,  in  quantità superiore
           ai bisogni.  E così  numerose approdano  qui le  navi mercantjli,  in  tutte le  stagioni,  ad ogni
           mutare di costellazioni,  cariche di ogni sorta di mercanzie,  che l'Urbe si può paragonare al
           grande emporio generale della terra. E così forti carichi si vedono arrivare dall'India e perfino
           dall'Arabia felice,  da far venire il dubbio  che in  quei paesi siano  rimasti spogli gli alberi,
           e gli abitanti debbano  venir qui a domandare i loro prodotti quando  ne  hanno  bisogno ....
           Partenze ed arrivi di navi si susseguono  senza sosta;  c'è da  meravigliarsi che  non  nel porto
           ma  nel mare  ci sia abbastanza posto per tutte le  navi mercantili» (93>.
                Al di là dell'enfasi retorica, le condizioni di sicurezza del Mediterraneo, uni-
           camente all'allestimento di numerosi nuovi porti, consentirono il più intensivo sfrut-
           tamento delle linee di comunicazioni marittime, oltre al concomitante sviluppo di
           una flotta  mercantile di dimensioni sbalorditive. «Il creare e mantenere questa flotta
           fu  la più grande impresa marittima di Roma;  allo stesso tempo  essa servì egregiamente come
           un efficiente servizio passeggeri e trasporti . ... furono i Romani che idearono questo tipo di flot-
           ta e fu il loro spirito organizzativo che rimase alla base della sua .organizzazione ed ammini-
           strazione.  Per ritrovare uguale grandezza di navi e volume di areico dobbiamo arrivare alla
           compagnia  delle  Indie  Orientali  dell'inizio  del sec.  XIX» (94>.

           Conclusioni  .

                Prima  di  trarre le  conclusioni,  occorre  sgomberare il campo  dalla  radicata
           prevenzione, che affligge molti studiosi dell'antichità, secondo cui i Romani sarebbero
           stati del tutto privi di familiarità con il mare ed avrebbero transitoriamente supe-
           rato la loro avversione solo quando costretti dagli eventi, in mancanza di qualsiasi
           altra alternativa, ricorrendo comunque all'esperienza di comandanti ed equipaggi
           non  romani,  provenienti  dalle ben più qualificate marinerie d'Italia e del  mondo
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