Page 89 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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NASCITA  E AFFERMAZIONE DEL POTERE  MARITTIMO DI  ROMA                  75

         dei vari popoli o delle personali ambizioni dei singoli sovrani o governanti. Ci sof-.
         fermeremo soltanto sulla III guerra Punica poiché con essa si concluse il ciclo del-
         le terribili sfide da cui sbocciò il potere marittimo di Roma, che doveva completamente
         annientare non solo  quello  di  Cartagine,  ma la stessa  Cartagine.
             Fin dall'inizio della terza guerra Macedonica, l'attenzione di Roma era stata
         richiamata sui Cartaginesi, accusati da Massinissa (nel 172 e 171) di voler costrui-
         re una grande flotta. Ma i Romani iniziarono realmente a preoccuparsi della possi-
         bile rinascita della potenza navale p unica a partire dal-15 5, pungolati dalle reiterate
         esortazioni di Marco Porcio Catone. Dopo aver inviato ben tre legazioni in Mrica,
         il Senato si convinse della necessità dell'intervento di Roma: la guerra contro Car-
         tagine venne dichiarata nel  149 a causa di una duplice violazione del trattato di
         pace; l'anno precedente,  infatti,  Cartagine aveva  dichiarato guerra a Massinissa,
         alleato di Roma, ed aveva costruito più navi da guerra del massimo numero con-
         sentito (10 triremi). Alla dichiarazione di guerra, Cartagine decise subito di arren-
         dersi: le venne imposto di consegnare subito 300 ostaggi e di aderire alle ulteriori
         direttive  che  i  Consoli  avrebbero  impartito in loco.
             I consoli salparono per l'Africa, con una <if/otta costituita da cinquanta quinquere-
         mi,  da  cento  imioli e da  molte altre unità  aperte e da  trasporto.  Quella flotta  trasportava
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         ottantamila fanti e quattromila cavalli» < >.  Approdati ad Utica, essi richiesero ed ot-
         tennero immediatamente la consegna di tutto il materiale bellico di  Cartagine: la
         flotta  punica venne  così  incendiata (67>.
             Giunse infine il  momento, per i consoli,  di rendere nota la  terza ed  ultima
         clausola, quella che, più di ogni altra, interessava i Romani: lo spostamento della
         città nell'entroterra, a «non meno di diecimila passi [- 15 km] dal mare» <6B)  (raffina-
         ta interpretazione del più brutale «Carthago delenda est»  di Marco Porcio Catone),
         in modo da inibire per sempre il  risorgere del potere  marittimo  cartaginese.  Ma  i
         Cartaginesi,  sentita l'enormità della  richiesta,  optarono  per la guerra.
             Iniziò così l'assedio, marittimo e terrestre, di Cartagine. Data l'accanita resi-
         stenza opposta dai Punici, le operazioni si protrassero nei primi due anni (149-148)
         senza risultati apprezzabili. Pertanto, nei comizi per l'elezione dei successivi con-
         soli, il popolo candidò Publio Cornelio Scipione Emiliano (figlio di Lucio Emilio
         Paolo - il vincitore di Perseo - che lo aveva dato in adozione al figlio di Scipione
         l'Africano); questi si era infatti già distinto come legato in Spagna nel 151 (guerra
         Celtibericà) e come tribuna militare in Mrica nel 149 (primo anno della terza guerra
         Punica).  Scipione Emiliano, proclamato console,  salpò da Roma nella primavera
         del  147 a.C.:  non appena giunto  nelle acque africane,  recò  immediato soccorso,
         con le proprie navi, a Lucio Ostilio Mancino, il comandante della flotta dell'anno
         precedente, che si trovava in posizione di estrema precarietà dopo aver effettuato
         uno sbarco temerario in un punto isolato delle fortificazioni  a mare della città di
         Cartagine. Mancino «era già sul punto di precipitare quando apparvero le navi di Scipione,
         rapide spaventevolmente  e piene di soldati da  ogni parte» <69>.
             Scipione Emiliano iniziò quindi le proprie operazioni attaccando la parte del-
         la  città  chiamata Megara  (i  Cartaginesi  si  ritirarono  perciò  nell'area  del  porto  e
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