Page 88 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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Lo sbarco navale in Asia venne quindi effettuato con unità delle flotte di Ro-
ma, Pergamo e di Rodi; esso avvenne in assenza ~i qualsiasi contrasto da parte
delle superstiti navi di Antioco. Poco dopo il re di Siria, sconfitto anche sul terreno
(Magnesia), accettò le condizioni di pace presentate dal console. Le clausole marit-
time del trattato di pace con Antioco, ratificato nel 188 a.C., privavano il re della
sua flotta, salvo pochissime unità a cui era comunque vietatO allontanarsi dalle ac-
que costiere della sponda orientale del Mediterraneo (costa siriaca e palestinese).
In quello stesso anno, la flotta di Antioco (50 navi da guerra coperte) venne distrutta
con il fuoco, a Patara, da Quinto Fabio Labeone, comandante della flotta romana.
A testimonianza della vittoria navale di Mionneso, venne eretto nel campo Marzio
il tempio dei "Lari marinari'' - protettori della Flotta - dedicato nel 179 a.C.,
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sul cui portale venne affissa una lapide con un'iscrizione < 5> (che si volle anche
riprodurre sul tempio di Giove Capitolino, l'edificio più sacro di Roma) in cui
traspare con evidenza l'importanza della vittoria navale di Mionneso, che fu deter-
minante per la sconfitta del re Antioco, nonché la fierezza dei Romani per l'ulterio-
re riprova della loro superiorità marittima.
Il consolidamento transmarino
Fra il 171 ed il 168 a.C. i Romani furono nuovamente impegnati contro i
Macedoni (III guerra Macedonica), il cui re Perseo, ergendosi a paladino del mondo
ellenico, tentò di riscattare la sconfitta subita dal padre Filippo. La flotta romana,
comandata da Gneo Ottavio, contribuì efficacemente alla vittoria ottenuta dal con-
sole Lucio Emilio Paolo nella battaglia di Pidna (vicino alla costa) ed inseguì poi
il re fuggiasco fino all'isola di Samotracia. La cattura di Perseo venne equiparata
ad una "vittoria navale" e fece meritare a Gneo Ottavio il trionfo navale. In quello
stesso anno (168 a.C.), Lucio Anicio era entrato con un'altra flotta in Adriatico
(III guerra illirica) e vi aveva sconfitto il re Genzio, alleato di Perseo, dopo avergli
sbaragliato la flotta ed espugnato la capitale Scodra (odierna Scutari, in Albania)
- ove lo stesso re cadde prigioniero -ed avendo catturato un totale di ben 220
navi illiriche.
All'inizio del settimo secolo dalla fondazione dell'Urbe, dal 601 al 603 U.c.
(anni "Urhis conditae", pari a 153-151 a.C.), i Romani vennero nuovamente chia-
mati a combattere in Spagna, in quella durissima guerra Celtiberica che vide le
prime gesta di Scipione Emiliano. I primi decenni di quello stesso secolo furono
contraddistinti dalla adamantina ed esemplare fermezza che accompagnò la con-
clusione delle tre maggiori guerre condotte oltremare: la III ed ultima guerra Punì-
ca, conclusa nel608 U.c. (146 a.C.) con la distruzione di Cartagine, la guerra Achea,
conclusa in ·quello stesso anno con la distruzione di Corinto, e la guerra Numanti-
na, conclusa nel 621 U.c. (133 a.C.) con la distruzione di Numanzia. Si trattava
evidentemente di misure connotate da una forte efficacia dissuasiva, intraprese al
fine di consolidare l'egemonia romana e ridurre i rischi a cui gli interessi romani
oltremare erano inevitabilmente esposti a causa dei sempre possibili cambi d'umore ~

