Page 82 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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           cui essi potevano agevolmente accedere avvalendosi della loro libertà di movimenti
           sul mare.  Nella  primavera 217 a.C.,  Gneo Cornelio Scipione,  portatosi alla  foce
           dell'Ebro con 35  navi, vi sconfisse la flotta di Asdrubale, di cui catturò non meno
           di venticinque navi (su 40).  Dopo la vittoria navale dell'Ebro e la  conquista di
           tutto quel tratto della costa iberica, la flotta romana saccheggiò anche l'isola di Ibi-
           za, tenuta dai Cartaginesi, traendone una grande quantità di bottino. Le operazio-
           ni romane in Spagna proseguirono anche nei cinque anoi successivi, sotto il comando
           dei due Scipioni (Gneo Cornelio Scipione ed il fratello Publio, che si era ricongiunto).
               In quel secondo anno di guerra, il console  Gneo Servilio Gemino,  con  120
           quinqueremi, saccheggiò l'isola di Menige (odierna Gerba), riscosse un tributo dal-
           l'isola di Cercina (Kerkennah) e si  impossessò dell'isola di Pantelleria. Sul fronte
           italiano, le legioni romane subirono da Annibale la terza tremenda sconfitta (Tra-
           simeno, giugno 217 a.C.) e, un anno dopo, il quarto e più disastroso rovescio (Canne,
           2  agosto  216).
               Dall'esame dei  primi due anni di guerra,  colpisce lo  stridente contrasto fra
           la grande sicurezza con cui i Romani si  mossero sul mare e le crescenti difficoltà
           incontrate sul terreno, nella loro stessa Italia,  di fronte all'apparente invincibilità
           dell'esercito condotto da Annibale.  Si  disse  che la  salvezza  dei  Romani,  in quella
           contingenza,  fu  tutta  nel temporeggiare:  detto  così,  potrebbe sembrare una  miope
           tattica dilatoria, dettata dal timore; si  trattò invece - la  Storia lo dimostra - della
           scelta serena e consapevole di chi sa guardare lontano e, confidando nei tempi lun-
           ghi della strategia,  opera le sue scelte basandosi estensivamente sul potere marittimo.
           Questo consentì a Roma di ribaltare una situazione che appariva irrimediabilmen-
           te  compromessa:  «quando,  invasa,  calpestata ...  e desolata da battaglie sanguinose, parve
           sul punto di giacere prostrata, l'indispensabile possesso del mare la sollevò e le fornì l'occasione
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           della riscossa vincitrice» <5 >.  Nel grandioso scenario del conflitto, il Senato seppe sce-
           gliere le  proprie mosse  con estrema lungimiranza, e ciò  avvenne su  di  una scac-
           chiera costituita da una grande pluralità di teatri ·con esigenze operative contempo-
           ranee:  penisole italiana,  iberica e balcanica,  acque  della  Sicilia,  della  Sardegna e
           del  nord-Africa;  coste  e  territorio  della  Sicilia  e della  stessa  Cartagine.
               Nella penisola italiana, fin dopo la battaglia di Canne, Annibale tentò in tut-
           ti i modi di impadronirsi di una città marittima, sperando di potervi ricevere dei
           rifornimenti da Cartagine: provò con Napoli (216 a.C.), poi con Cuma (215), quindi
           con Pozzuoli e con Taranto (214), ma non ebbe successo, poiChé i Romani impie-
           garono le loro migliori energie per evitare ch'egli giungesse al mare. Più tardi, in
           seguito  ad  una congiura  interna,  la  città di Taranto aprì le  porte al  Cartaginese
           (212), che non riuscì comunque né ad espugnare la rocca (ove il presidio di Marco
           Livio Salinatore venne periodicamente rifornito dalla flottiglia romana di Reggio),
           ne a  sfruttar ne  il porto per  i suoi  collegamenti  con l'Africa o con la  Spagna  (vi
           fu solo,  nell'estate 211, una breve sosta inconcludente di una flotta p unica prove-
           niente dali~ Sicilia),  fino  a  quando  i Romani  ripresero la  città (209).
               In Sicilia, dopo la morte del re Gerone (215 a.C.), Siracusa si era accordata
           con  i  Cartaginesi  per la  spartizione  dell'Isola.  Da Roma,  nel  214,  venne  quindi
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