Page 79 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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NASCITA E AFFERMAZIONE DEL POTERE MARITTIMO DI ROMA 65
Giunto con la nuova flotta nelle acque sicule in piena estate, in assenza della flotta
cartaginese, il console Caio Lutazio Catulo poté sfruttare la sorpresa per impadro-
nirsi immediatamente del porto di Trapani e della rada di Lilibeo. Nel successivo
autunno-inverno, il Romano dedicò tutte le sue cure all'addestramento degli equi-
paggi navali.
Sul finire dell'inverno, i Cartaginesi inviarono verso la Sicilia una grossa flot-
ta carica di rifornimenti per le loro truppe dell'Erice. Essendo stata avvistata la
formazione punica allargo di Marettino, Lutazio Caculo fece uscire la flotta roma-
na e, pur vedendo che le condizioni meteorologiche gli erano sfavorevoli, ma vo-
lendo ad ogni costo evitare che le navi cartaginesi riuscissero a rifornire le truppe
a terra, diresse per intercettare il nemico. La battaglia navale delle Egadj venne
così combattuta il 10 marzo 241 a.C., in una situazione stagionale ancora penur-
bata. La decisione di Lutazio Caculo di ingaggiare subito il combattimento - ded·
sione tatticamente ineccepibile - risulta particolarmente apprezzabile sotto il profilo
marinaresco, poiché i Romani dovevano affrontare il maltempo procedendo con
vento e mare in prora, mentre la navigazione dei Cartaginesi beneficiava di un
favorevolissimo vento io. poppa.
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Secondo Diodoro Siculo < >, r intera flotta assegnata al console Caio Lutazio
Catulo comprendeva 300 navi da guerra e 700 navi onerarie; i Cartaginesi aveva-
no 250 navi da guerra ed un gran numero (non precisato) di navi da trasporto.
I Romani «avevano cambiato il metodo di costruzione delle navi e avevano eliminato ogni
peso, tranne quello del materiale indispensabile alla battaglia navale: i marinai, esercitati
ai movimenti concordi, presentavano un servizio eccellente, mentre i soldati imbarcati erano
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uomini scelti» <4 >.
Nel corso della battaglia, «i Romani dettero prova di straordinario valore. Delle na-
vi Cartaginesi, infatti, sessantatré furono catturate e centoventicinque affondate. Inoltre tren-
taduemila nemici vennero fatti prigionieri, tredicimila uccisi e un'immensa quantità d'oro,
d'argento e d'altro bottino cadde nelle mani dei Romani. Della flotta romana dodici sole navi
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furono affondate» < 9>. Le navi superstiti della flotta cartaginese fuggirono verso Ma-
rettino, favorite dal vento che, nel frattempo, era girato. Dopo la vittoria navale
di Lutazio Caculo, Amilcare Barca si rassegnò a richiedere la pace, visto che i Ro-
mani erano divenuti padroni assoluti del mare. «Insomma, quella vittoria fu così gran-
de, che non si prese in considerazione di abbattere le mura dei nemici. Sembrò superfluo infierire
contro la rocca e le mura, quando Cartagine era già stata distrutta sul mare» (50). In rico-
noscimento degli straordinari meriti acquisiti da Caio Lutazio Catulo, il Senato di
Roma gli decretò il trionfo navale.
Con la determinante battaglia nav~le delle Egadi, si concluse la prima guerra
Punica. Il trattato di pace impose ai Cartaginesi di ritirarsi dalla Sicilia e da tutte
le isole minori comprese fra la Sicilia e l'Africa. Un'ulteriore clausola relativa alla
Sardegna venne aggiunta tre anni dopo poiché i Cartaginesi nel corso della guerra
Libica (241-238) avevano violato il trattato di pace aggredendo delle navi mercan-
tili romane che commerciavano nelle acque africane.

