Page 72 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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58 DOMENICO CARRO
Tevere risulti «incredibilejJer la ristrettezza del fiume ... a meno che, per ostacolare la tra-
versata del fiume ai nemici, si sia ricorso ad alquante imbarcazioni; concorso che venne poi
ingrandito, come spesso avviene, da coloro che aspiravano all'onore infondato di una vittoria
navale» 03>. Lo stesso Tito Livio e Plutarco riportano invece senza riserve l'utiliz-
zo di una nave da guerra romana agli inizi del IV secolo a.C.: nel394 a.C., dopo
le vittorie di Marco Furio Camillo su Veio e Faleria, una nave da guerra, equipag-
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giata con la «ciurma migliore» 0 >, venne inviata dal Senato in Grecia, nel golfo di
Corinto, per portare un'offerta al santuario di Apollo Delfico. La nave romana fu
dirottata dalle triremi dei pirati nel porto di Lipari; ma non appena i Romani rese-
ro nota la motivazione religiosa di quel viaggio, l'unità venne trattata con rutti gli
onori, ivi inclusa la scorta per l'intera durata della traversata. Questo è peraltro
il solo incidente con i pirati riferito dagli storici di quel periodo: se ne potrebbe
desumere che le precauzioni adottate per la sicurezza del traffico mercantile roma-
no riuscissero a contenere l'incidenza degli attacchi dei pirati entro livelli ritenuti
normalmente accettabili.
Prescindendo quindi dai pirati, Roma non avevà ancora sperimentato, fino
agli inizi del IV secolo, alcuna diretta minaccia dal mare. La Città aveva effettiva-
mente beneficiato dei già accennati vantaggi della propria posizione, che Tito Li-
via riferisce con le seguenti parole (attribuite a Marco Furio Camillo nell'ambito
del celebre discorso pronunciato nel 390 a.C.): «Non a caso certo gli Mi e gli uomini
prescelsero questi luoghi per fondarvi una città: colline saluberrime, un fiume opportunissimo
per convogliarvi i prodotti delle regioni interne e per riceverne le importazioni marittime, in
località vicino al mare quanto basta per le nostre necessità, ma non tanto da esporci al pericolo
di incursioni di navi straniere>> (l5>. Ma se l'Urbe stessa era al riparo dalle incursioni
navali, lo stesso non poteva certo dirsi per il litorale marittimo di diretto interesse
dei Romani: nel349 a.C., Roma ebbe per la prima volta l'esigenza di dover respin-
gere dei nemici sbarcati sulle coste laziali da una flotta greca di provenienza in-
certa, forse appartenente, come dice Tito Livio, a «tirannel/i siciliani». Il comando
di quella «guerra marittima» venne assunto dal console Lucio Furio Camillo: i Gre-
ci, tenuti per mo~~o tempo «lontani dalle spiagge, non potendo rifornirsi nemmeno di ac-
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qua nonché di tutto il resto indispensabile alla vita, abbandonarono l'Italia» 0 >.
La prima Marina da guerra
Delle azioni ostili provenienti dal mare vennero condotte un decennio più
tardi anche da parte delle navi di Anzio, che effettuarono delle incursioni proprio
su quel litorale di Ostia ove massimamente acuta era la sensibilità marittima dei
Romani. Questi poterono regolare definitivamente quella questione non più tardi
di due anni dopo: nel 338 a.C. gli Anziati vennero sconfitti dal console Caio Me-
nio. «Ad Anzio fu mandata una nuova colonia ... : le navi da guerra furono condotte via
e il mare fu precluso agli Anziati ... Una parte delle navi degli Anziati fu condotta nei cantie-
ri di Roma, una parte abbruciata, e con i rostri di queste si adornò la tribuna costruita nel
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Foro che ebbe poi il nome di Rostri» < >. La cattura delle navi di Anzio e la loro im-

