Page 130 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
P. 130

120                                                     GIANLUIGI ROSSI


                    Dopo la  firma  del  trattato  di  pace,  e  più  ancora dopo  la  sua entrata in
                vigore,  le  possibilità di una soluzione concordata tra sovietici e anglo-ameri-
                cani erano destinate fatalmente a restringersi:  la guerra fredda veniva ora ad
                interferire  pesantemente  con  la  questione  delle  ex  colonie  italiane.  A
                Washington la  politica del "containment"  (la dichiarazione Truman segue di
                un mese  la  firma  del trattato di  pace),  di cui era emblematico l'avvento del
                generale  Marshall  al  vertice  della  diplomazia  americana,  accentuava  fatal-
                mente in seno al Dipartimento di Stato le preoccupazioni d'ordine strategico.
                    Nello  specifico,  venne  a  determinarsi  una crescente  solidarietà  anglo-
                americana sulla base di un orientamento volto ad evitare qualsiasi influenza
                sovietica nelle ex colonie italiane.  Il  contenzioso sul  futuro di quei territori
                finì  così  per diventare  un riflesso  della  spaccatura tra  Est ed Ovest e,  nello
                stesso tempo, un elemento in più della tensione tra i blocchi. ())
                    Quanto alla posizione assunta dall'Italia nell'intera vicenda, basterà qui
                ricordare che la richiesta di  tornare in tutte e tre le ex colonie africane, dap-
                prima nello status di potenza sovrana c quindi nella veste di amministratrice
                fiduciaria, fu sostenuta con insistenza in tutte le sedi, dalla fine della guerra
                fino quasi alla vigilia delle decisioni dell'GNU.
                    Ma  soprattutto a  partire  dal  1947,  le  ambizioni  italiane  si  scontrarono
                costantemente con la  netta opposizione degli anglo-americani: opposizione
                che  scaturiva  non  tanto  da  intenzioni  "punitive"  nei  riguardi  dell'Italia,
                quanto piuttosto dall'interesse strategico che territori come la Libia, al  cen-
                tro del Mediterraneo, o l'Eritrea, in posizione dominante lungo il Mar Rosso,
                venivano ad  acquistare  in  un  mondo ormai  diviso  in blocchi contrapposti.
                Tanto che, posti di fronte  alla dichiarazione di simpatia per le  richieste ita-
                liane rilasciata dall'Unione Sovietica nel febbraio 1948, alla vigilia delle cru-
                ciali elezioni politiche italiane del  18  aprile con evidenti obiettivi propagan-
                distici, gli anglosassoni preferirono piuttosto ripiegare sulla nota dichiarazio-
                ne tripartita per la restituzione di Trieste all'Italia del 20  marzo, aderendo in
                ciò ad una iniziativa francese. ( 6 ) Aveva ragione Manlio Brosio quando anno-
                tava nel suo diario alla data del 22  marzo 1948: "Splendida manovra elettora-
                le.  I sovietici ci offrono le colonie che gli inglesi non ci vogliono dare,  gli ameri-
                cani ci propongono Trieste per togliere l'iniziativa ai russi".  (?)
                    Nelle  istruzioni  inviate  alle  nostre  rappresentanze  a  Washington  e
                Londra nell'imminenza della Conferenza di Potsdam De Gasperi aveva deli-
                neato per la prima volta in modo organico l'impostazione italiana sulla que-
                stione:  le colonie costituivano per l'Italia un terreno d'intesa con le potenze
                occidentali e uno sbocco alla sua emigrazione; la soluzione preferibile era il
                ripristino  della  sovranità  diretta  italiana  e  le  eventuali  rinunce  avrebbero
   125   126   127   128   129   130   131   132   133   134   135