Page 128 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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secondo il disposto dell'allegato XI, <<Se le quattro potenze non possono met-
tersi d'accordo sulla sorte di uno qualunque dei territori, entro un anno dal-
l' entrata in vigore del presente trattato, la questione sarà sottoposta
all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una raccomandazione c le
quattro potenze convengono di accettare la raccomandazione stessa e di
prendere le misure del caso, per darvi esecuzione>>.(!)
Queste difficoltà erano emerse fin dal settembre del 1945, allorché il
Consiglio dei Ministri degli Esteri - cui la Conferenza di Potsdam aveva
demandato il compito di definire le condizioni di pace - iniziò a Londra i
suoi lavori.
Ad impedire allora qualsiasi possibilità di compromesso fu soprattutto il
contrasto irriducibile tra la posizione inglese e quella sovietica, già affiorato
a Potsdam e che finì fàtalmente per trovare il suo punto focale nell'area
mediterranea.
Gli inglesi apprezzavano in pieno il valore strategico delle ex colonie ita-
liane, e i progetti sul futuro di quei territori, che essi avevano da tempo ela-
borato, escludevano in un modo o nell'altro un ruolo attivo dell'Unione
Sovietica in Africa; essi testimoniavano dunque una più chiara e tempestiva
percezione - rispetto a quella che si aveva a Washington - degli obiettivi della
politica sovietica nell'era postbellica.
I sovietici, dal canto loro, colsero al volo l'occasione della definizione
dell'assetto da dare alle ex colonie italiane per assicurarsi il controllo di
una di esse: così nella riunione del 14 settembre essi chiesero per sé un tru-
steeship in Tripolitania. Dimostrando una buona dose di candore e di spre-
giudicatezza, il ministro degli esteri Molotov motivò la richiesta dicendo
che l'URSS aveva bisogno di basi nel Mediterraneo e che la Gran Bretagna
non poteva pensare di mantenere in quel settore l'assoluto monopolio
delle comunicazioni. (Z) Da parte sua, il ministro Bevin, parlando diretta-
mente con Molotov dell'importanza "vitale" della Cirenaica, precisò che
gli inglesi non si ripromettevano di ricavare vantaggi economici dal
momento che quel territorio non era altro che sabbia, ma ragionavano
semplicemente in termini di sicurezza. ( 3 ) Da ciò si ricava, oltre tutto, la
riprova di una visione distorta di quella che era la stessa ragion d'essere del
sistema di trusteeship contemplato nella Carta di San Francisco: per gli
inglesi, per i sovietici, ma anche per i francesi, il trusteeship doveva servire a
soddisfare le proprie e~igenze strategiche e politiche e a predisporre le basi
di una duratura influenza, più che a preparare i popoli all'indipendenza.

