Page 123 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA QUESTIONE DI TRIESTE                                          113


              (20) Riconosce però De Castro, La questione ... , cit., vol. I,  p. 238, n.  520, che il dato potrebbe
          essere meno significativo di  quanto sembri, poiché la  popolazione italiarra era più ricca e poteva
          permettersi lapidi in marmo, che duravano nel tempo, a ditTerenza dei croati, costretti a  limitarsi
          a quelle, deteriorabili, in legno.
              (21) Rapporto della commissione cit. ibidem, p.  238-39.
              (22) Il testo del discorso è pubblicato in DD/,  III, n. 400.
              (23)  Secondo lo sloveno Kardelj, che parlò anch'egli il  3 maggio,  la  linea francese  lasciava
          130 972 italiani in Jugoslavia e 139 572  slavi in Italia in base al censimento austriaco del1910, ma
          solo 88912  italiani in Jugoslavia e ben 181947 slavi  in Italia secondo il censimento jugoslavo del
          1945. Secondo i calcoli americani essa lasciava  130mila italiani in Jugoslavia e  115mila jugoslavi
          in Italia.
              (24) Verbale della riunione pubblicato in DD/, III, n.  412.
              (25)  I verbali dei tre colloqui di De Gas peri ibidem, n. 419 e 4 74;  i verbali dei colloqui De
          Gasperi-Byrnes e Carandini-Reber (11-5-46), in FRUS, II, p. 256-58 e 359-60.
              (26)  In effetti il 31  maggio l'ammiraglio Stone consegnò a De Gasperi il  testo dell'accord'~
          che modificava il  regime armistiziale. Il governo italiano lasciò però cadere la cosa, perché, come
          si espresse il ministro degli esteri Nenni il29 ottobre, le nuove disposizioni non facevano "che con-
          fermare ed anzi estendere, per le materie trattate, le clausole del lungo armistizio", ponendo "gravi
          problemi ... destinati a sollevare serie apprensioni e contrasti nel Paese"  (cfr. DD/, III, n.  505, IV,
          n. 453). Il problema era comunque superato, poiché stava ormai per porsi la questione della revi-
          sione del trattato di pace.
              (27) Cfr. DD/, III, n. 305 e G. Bernardi, La Marina, gli annistizi e il trattato di pace  (settem-
          bre 1943-dicembre 1951), Roma 1979, p.  215-17.
              (28)  Dé Robertis, op.cit., p.  502; cfr.  Smith a Byrnes, 24-5 e  10-6-46, FRVS, VI, p. 446-7 e
          480-1.
              (29) DD/, III, n. 486.
              (30) Ibidem, n.  509.
              (31)  Cfr. ad esempio le opinioni di Byrnes in Tarchiani a De Gasperi, 18-7-46, DD/, IV,  n.
          30, p. 28.
              (32)  Cfr.  M.  de  Leonardis, La  "diplomazia  atlantica" e la  soluzione del problema di Trieste
          (1952-1954), Napoli 1992, p.  508-9.
              (33) Per un ampio resoconto cfr. dé Robertis, op.cit., p.  504-14.
              (34)  Documento ci t. supra, nota 15.
              (35)  Per un resoconto dettagliato delle vicende diplomatiche di questo periodo cfr.  le opere
          citate alla nota l  e Poggiolini, op.  cit.
              (36)  Riunione della delegazione Italiana a Parigi, 7-8-46, DD/, IV, n.  119, p.  135.
              (37)  Cfr., ad esempio, il verbale del colloquio De Gasperi-Bevin, 15-8-46, ibidem, n.  159.
              (38)  Riunione della delegazione italiana a Parigi, 8-8-46 e testo del discorso, ibidem, n.  125
          e 135. Alla riunione erano presenti, oltre a De Gas peri e Quaroni (che certo non si  lasciò andare
          a simili fantasticherie}, i politici Bonomi, Saragat, Corbino e Tarchiani (sia pure in veste di amba-
          sciatore}.
              (39)  Cfr. DD/, IV, n. 287 e 468.
              (40) Quaroni, Tarchiani e Carandini a De Gasperi, 18-10-46, Nenni alla delegazione desti-
          nata a NewYork, 20-10-46, ibidem, IV, n. 417 e 428.
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