Page 120 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
P. 120

IlO                                                MASSJ~!O DE LEOI'\A!Ul!S


               interessi sono stati sacrificati due volte". Una prima volta quando gli america-
               ni  avevano  ritardato  la  possibilità  di  concludere  la  pace  con  l'Italia  poiché
               rifiutavano di  trattare con i governi  installati da  Mosca  nell'Europa centro-
               orientale,  la  seconda  quando,  dopo  aver  visto  che  le  posizioni  sovietiche  si
               rafforzavano comunque, erano giunti alla conclusione di ottenere i trattati di
               pace a  qualsiasi costo.  Partita l'Armata Rossa,  gli  americani si  illudevano di
               poter scalzare il  monopolio russo in quei paesi con mezzi diplomatici ed eco-
               nomici.  La  storiografia  ha  sostanzialmente confermato la  validità  di  queste
               osservazioni. Sempre Quaroni ('il)  aveva  rilevato come la  politica americana
               fosse "ondeggiante fra discorsi violenti e capitolazioni senza condizioni"; una
               parte di responsabilità va anche attribuita personalmente a Byrnes, con la sua
               tattica negozialc da avvocato o da boss politico, e forse  un po' della sua fretta
               dipendeva  anche  dalla  sua  condizione  di  Segretario  di  Stato  a  tempo,  già
               dimissionario ad aprile, ma rimasto in carica per concludere i trattati di pace:
               una condizione opposta a quella di Nenni.
                   Tuttavia  una  spiegazione  che  facesse  riferimento  solo  alla  "ingenuità
               negoziale"  di  una  diplomazia  che  ancora  doveva  farsi  le  ossa  e  non  aveva
               ancora elaborato una strategia decisa verso l'URSS sarebbe incompleta. Un
               altro aspetto da tenere allora presente è che in fin  dei conti i trattati di pace
               firmati  nel  194  7 ratificarono  una  situazione  che  era  già  stata  fissata  dagli
               eserciti  occidentali e  dalla Armata Rossa  alla  fine  della guerra o  nelle setti-
               mane immediatamente seguenti; mutare quella situazione era impossibile, a
               meno di  ricorrere  a  mezzi ai  quali  solo  il  generale Patton  aveva  pensato. I
               trattati di  pace con gli alleati  minori della Germania in fin  dei conti conta-
               vano  poco  per  il  futuro  equilibrio  strategico  dell'Europa;  l'unico  trattato
               veramente  importante,  quello  con  la  Germania,  non  fu  infatti  concluso,
               mentre non bisogna dimenticare che in Iran c Turchia, nello stesso periodo,
               la condotta degli occidentali fu  assai più energica.
                   Nel caso  specifico dell'Italia e della  sua frontiera  orientale, "cedere" al
               blocco comunista slavo e tradire le aspettative degli italiani era per gli ameri-
               cani, tutto sommato, una operazione a basso costo. A Washington sapevano
               benissimo che comunque l'Italia non aveva alternative alla amicizia ameri-
               cana e che le velleità di resistenza alla pace "ingiusta" sarebbero svanite con
               il  mancato  arrivo  del  primo  piroscafo  di  grano.  "È  probabile  - scriveva
               Quaroni  il  18  luglio ('iZ)  - che  Bymes abbia  contato  di farci  tranquillamente
               accettare il trattato,  sia pure tra qualche protesta platonica, dandoci in compen-
               so  delle concessioni finanziarie più o meno estese  a seconda  del nostro grado di
               scontentezza". Su quali elementi poteva far leva l'Italia? Troppo ci si illudeva
   115   116   117   118   119   120   121   122   123   124   125