Page 115 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA QUESTIONE DI TRIESTE                                          105


          del Territorio Libero, l'ambasciatore a Washington osservò che Byrnes  ten-
          deva "a trasferire il conflitto potenziale con l'U.R.S.S. dal terreno immediato dei
          rapporti tra i due Stati a quello dell'O.N.U."  (nella cui Assemblea Generale gli
          Stati Uniti avevano allora un seguito maggioritario). Il3 giugno De Gasperi
                                                                      3
          invitò i rappresentanti diplomatici a Washington, Londra e Parigi ( 0)  a pro-
          testare fermamente contro la creazione di uno Stato libero: "soluzione sareb-
          be effimera e sboccherebbe indubbiamente a brevissima scadenza in assorbimen-
          to violento o progressivo da parte jugoslava. Città libera- è chiaro- significa oggi
          lasciare che gli slavi, attraverso una politica di nazionalizzazioni e socializzazio-
          ni o espropriazioni, finiscano  in pochi mesi col ridurre gli italiani all'impotenza
          e all'esodo  e basterebbe poi una  iniziativa  di  autodecisione per sanzionare  un
          pacifico  trasferimento  alla  Repubblica federata  jugoslava,  contro  la  quale  le
          democrazie sarebbero forse  liete di sentirsi disarmate".  In sostanza De Gas peri
          aveva sul Territorio Libero una opinione opposta a quella espressa successi-
          vamente dagli anglo-americani per convincerlo della bontà della soluzione,
          ovvero che poiché gli italiani sarebbero stati la maggioranza degli abitanti l'i-
          talianità dello Stato autonomo sarebbe stata garantita. ( 3 !) Probabilmente De
          Gasperi era sconfortato dall'abisso che si  stava creando tra le  promesse degli
          americani e la realtà; va comunque ricordato che a più riprese, negli anni '50,
          si espressero da parte italiana valutazioni sul "dinamismo" del regime jugo-
          slavo, implicitamente paragonato a quello italiano, che gli avrebbe consenti-

          to, in caso di creazione del Territorio Libero, di dominarlo. ( 32 )
              I ministri degli esteri dei quattro Grandi tornarono a riunirsi il  l 5 giu-
          gno, riprendendo il  21  la  discussione su Trieste, ormai incentrata sulla pro-
          posta di internazionalizzazionc, avanzata da Bidault, ma alla quale, come si
          è visto, già pensavano sia  gli  inglesi  che gli  americani.  Secondo il  ministro
          francese  il  regime internazionale avrebbe dovuto durare  l O anni, al  termine
          dci quali si  sarebbe potuto tenere un plebiscito; Byrnes si dichiarò disponibi-
          le  a  studiare le  modalità del Territorio Libero,  Bevin c  Molotov si  pronun-
          ciarono contro la transitorictà della eventuale soluzione. Peraltro il  ministro
          sovietico non rinunciò a sostenere la posizione della Jugoslavia, chiedendo il
          ritiro della proposta di  Bidault. Tuttavia in una serie di  colloqui a due con
          Byrnes, Molotov accettò di prendere in esame la proposta di internazionaliz-
          zazionc; la discussione, che, per ovvie ragioni di spazio non si seguirà, come
          in  altri  casi,  in  dettaglio, ( 33 )  si  incentrava quindi sul  carattere transitorio o
          definitivo della soluzione, sull'estensione del territorio libero, sulla sua strut-
          tura  costituzionale,  in  particolare  se  nella  sua  amministrazione  dovessero
          avere  ruolo  preminente  l'ONU,  le  quattro  Grandi  Potenze  più  Italia  e
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