Page 110 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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100 MASSIMO DE LEONARDIS
Udine, per la quale aveva ricevuto, al momento della restituzione dell'Italia
settentrionale all'amministrazione italiana, assicurazione che l'appartenenza
di essa all'Italia non era in discussione, nonostante, per ragioni militari, vi
restasse in funzione il Governo Militare Alleato. Senza esito restò anche la
richiesta che un osservatore italiano, e quindi anche uno jugoslavo, accom-
pagnassero la commissione.
Operando in loco dal9 marzo al 5 aprile, la commissione di esperti visitò
cinque città e 27 paesi e villaggi, effettuò 52 interviste (ma non volle vedere
né l'arcivescovo-principe di Gorizia né il vescovo di Trieste, mentre quello di
Pala riuscì ad irrompere a forza nella sala della riunione) ed altre "indagini
ufficiose", ricevette circa 350 risoluzioni e petizioni pro-italiane e 3650 pro-
jugoslave. Solo nella "zona/\' si ebbero manifestazioni di piazza filo-italia-
ne (ma anche, a Trieste, filo-jugoslave), mentre gli jugoslavi le impedirono
nelle aree da loro occupate, organizzandovi invece dimostrazioni in loro
favore, con uno zelo eccessivo, che a volte gli si ritorse contro. A Pisino, su 25
persone interrogate da un croato di Zagabria nella sua lingua, solo 5 com-
presero, 15 non riuscirono a rispondere a tono, 5 dissero di non capire il
russo; nella basilica di Parenzo ad un "grazie" di un commissario tutti rispo-
sero "prego", mentre in un villaggio etnicamente misto i comunisti costrin-
sero la gente a gridare in sloveno "Vogliamo unirei alla Jugoslavia", ma poi-
ché le voci erano troppo deboli, gli organizzatori furono sentiti incitare "più
forte, più forte" in italiano. Ancora a Pisino, sul tavolo della commissione fu
fatto trovare il messaggio: "N o n potendo interrogare i vivi, interrogate i
morti"; un chiaro invito a visitare il cimitero, dove si constatò che quasi tutte
le lapidi, dall670 all945, avevano iscrizioni in italiano. ( 20 ) A Pirano, al pas-
saggio delle auto della commissione, le donne aprirono il palmo delle mani,
dove avevano dipinto la bandiera italiana.
Il29 aprile la commissione consegnò ai supplenti dei ministri degli este-
ri un rapporto comune, di carattere descrittivo, nel quale si constatava l'esi-
stenza di una maggioranza italiana nella zona di Tarvisio e di una forte mag-
gioranza italiana a Gorizia, che diveniva quasi totalità a Trieste. Quanto alla
parte visitata della penisola istriana esso osservava che la popolazione italia-
na costituiva "la maggioranza e, in certi casi, la quasi totalità della popola-
zione delle numerose città situate sulla costa o vicino alla costa, mentre, in
certe città dell'interno, essa rappresenta una minoranza importante"; croati e
sloveni erano invece la maggioranza nelle campagne. ( 2 !) La commissione
non formulava però una proposta unitaria per la frontiera itala-jugoslava; cia-
scuno degli esperti delle quattro potenze tracciava una sua linea. Da notare

