Page 112 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
P. 112

102                                                MASSIMO DE LEONARil!S

                e  Lussino.  Sulle  quattro  linee  proposte  osservò  che  quella  sov1etrca  non
                lasciava  praticamente slavi  in Italia mentre consegnava 600mila italiani alla
                Jugoslava;  quella  francese  lasciava  anch'essa  190mila  italiani  in Jugoslavia
                (attribuendole cittadine  come  Parenzo,  Rovigno  e  Pola  la  cui  italianità  era
                stata riconosciuta dalla stessa commissione di esperti) a fronte di 89mila slavi
                inclusi nell'Italia; ( 23 ) della linea britannica osservò solo che toglieva all'Italia
                il  bacino carbonifero dell'Arsa  e di  quella americana che era  la  più vicina,
                soprattutto nella parte meridionale, alla linea Wilson.  De Gasperi concluse
                sottolineando la necessità di tener conto anche delle caratteristiche economi-
                che e geografiche dei territori contesi e di dare ampie garanzie alle minoran-
                ze  che  comunque  sarebbero  rimaste  nei  due  paesi.  Il  vice  primo  ministro
                jugoslavo Kardelj,  parlando assai  più a  lungo e  duramente di De Gasperi,
                protestò per l'invio della commissione di esperti in territori che facevano già
                parte integrante della Jugoslavia, criticò aspramente errori ed omissioni del
                rapporto conclusivo, respinse come inaccettabili tutte e quattro le linee pro-
                poste  e  rifiutò  qualunque  concessione  da  parte  della  Jugoslavia  vincitrice
                all'Italia colpevole di aggressione.
                    Già  dal  4  maggio  i  quattro ministri  degli  esteri  iniziarono  a  discutere
                della frontiera itala-jugoslava. Molotov non difese nemmeno la linea sovieti-
                ca, ma propose semplicemente di accogliere tutte le richieste della Jugoslavia,
                con  il  passaggio  ad  essa  di  tutta  quella  che  egli  chiamava  la  "Marca
                Giuliana", suggerendo di compensare l'Italia in campo coloniale e con una
                riduzione  delle  riparazioni,  ma  non  di  quelle  dovute  all'URSS.  Anche
                Byrnes abbandonò subito la difesa della linea americana, per ripiegare però
                sulla proposta di  una linea che fosse  intermedia tra quella francese e quella
                britannica. Già nel pomeriggio del 4 maggio il  Segretario di Stato fece tutta-
                via  un'altra proposta:  poiché nessuno discuteva che i territori ad ovest della
                linea sovietica  (che però lo stesso Molotov aveva già disconosciuto) dovesse-
                ro andare all'Italia né che quelli ad est della linea americana dovessero anda-
                re alla Jugoslavia, la sorte dell'area compresa tra le due avrebbe potuto esse-
                re decisa da un plebiscito, in coerenza con i principi della Carta Atlantica.
                    Questa idea del  plebiscito fu  lanciata a più riprese fino al  1954, sempre
                però più come mossa tattica che come proposta convinta. Molotov ribatté che
                il  plebiscito avrebbe dovuto effettuarsi non solo  nella  zona tra le due linee,
                ma in tutta la Marca Giuliana, nella convinzione che così  il  risultato sareb-
                be stato sicuramente favorevole  alla Jugoslavia;  va  comunque osservato che
                l'URSS fu  sempre contraria, sul piano europeo, a risolvere i problemi terri-
                toriali consultando le popolazioni interessate. Bevi n espresse riserve sull' op-
                portunità  di  un  plebiscito,  pur dichiarandosi  più  favorevole  all'estensione
   107   108   109   110   111   112   113   114   115   116   117