Page 116 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                Jugoslavia  o  le  popolazioni  interessate.  Entro  il  3  luglio l'accordo  era  rag-
                giunto per fare  della linea francese  la frontiera occidentale della Jugoslavia;
                ad ovest di  tale linea, da Duino a  Cittanova d'Istria, sarebbe stato costituito
                il Territorio Libero, la cui integrità ed indipendenza sarebbero state garanti-
                te  dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che ne avrebbe anche approvato lo
                statuto, elaborato dalle quattro Grandi Potenze. Ancora una volta,  nell'im-
                minenza dell'accordo, De Gasperi incaricò i nostri diplomatici di protestare
                ( 34 )  e  di  prospettare  come  unica  soluzione  praticabile  il  rinvio  di  "tutta  la
                questione a tempi migliori", mantenendo nel frattempo lo status qua emerso
                dagli  accordi Morgan-Tito del giugno  1945,  purché applicati  integralmente
                ed in maniera precisa, in modo che Pola e gli ancoraggi della costa occiden-
                tale dell'Istria restassero sotto il  comando e il controllo degli anglo-america-
                ni, che avrebbero potuto instaurarvi il  loro Governo Militare, e restasse  "di
                diritto impregiudicata tutta la questione della Venezia Giulia sino ai confini
                attuali".
                    Dovevano passare ancora molti mesi perché il Trattato di Pace con l'Italia
                venisse  firmato,  ma  la  soluzione  raggiunta  il  3  luglio  con  la  creazione  del
                Territorio Libero di Trieste era destinata a non mutare. (3'5)  Dal 29  luglio al
                15 ottobre si  svolse a Parigi la Conferenza dei 21  paesi che avrebbero firmato
                il  trattato con l'Italia, attorno alla quale italiani e jugoslavi svolsero  una fre-
                netica quanto inutile attività diplomatica. Il "Conte" Sforza compì un viag-
                gio in America Latina per rinsaldare le simpatie verso l'Italia; a più riprese si
                pensò di mobilitare in viaggi  negli  Stati  Uniti, in  Gran Bretagna o a Parigi
                vecchie  glorie  come  Benedetto  Croce,  Vittorio  Emanuele  Orlando  e  Don
                Luigi Sturzo. Peraltro, dopo le dimissioni di Saragat, l'ambasciata nella capi-
                tale  francese  fu  retta  per quasi  un  anno da  un  incaricato  d'affàri  e  furono
                lamentate  disfunzioni  nell'operato  della  nostra  delegazione  a  Parigi.  De
                Gasperi  rivide  il  drastico  giudizio  negativo  sulla  internazionalizzazione
                sopra ricordato, osservando il  7 agosto che se essa poteva "offrire la possibile
                difesa della italianità della zona" allora poteva "essere accettabile"; ( 36 ) tutta-
                via durante tutto il  corso della Conferenza di Parigi l'Italia non si pronunciò
                esplicitamente sull"accettazione del  principio del territorio libero, a parte la
                richiesta  che  esso  comprendesse  eventualmente  anche  la  costa  occidentale
                dell'Istria inclusa Pola. ( 37 l
                    Sempre il 7 agosto De Gas peri osservò che il trattato era "un vero e pro-
                prio Diktat nella forma e nella sostanza": almeno bisognava cercare di ren-
                dere "dignitosa" la "sconfitta". In una riunione per preparare il discorso che
                De  Gas peri  avrebbe  dovuto  pronunciare  alla  conferenza  il  l O agosto,  fu
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