Page 121 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA QUESTIONE DI  TRIESTE                                         111

          che, a differenza degli inglesi, gli americani sottoscrivessero completamente
          la  tesi che le  colpe del fascismo non dovessero affatto ricadere sull'Italia. ('5 3 )
          Più sensibili erano gli americani al tema del futuro della democrazia c della
          tenuta delle forze moderate in Italia: "A noi della questione di Trieste in sé poco
          importa. Se difendiamo il punto di vista italiano è soltanto per le sue ripercussio-
          ni sulla situazione politica  italiana", ( 54 )  diceva  Bedell  Smith. Infatti tale leit
                                                    55
          motiv fu  ampiamente sfruttato dagli  italiani, ( )  anche  se  più di  tanto  non
          poteva valere.  Infatti,  raggiunta la convinzione che purché non si  superasse
          un  certo  limite,  identificabile  nella  non  cessione  di  Trieste  alla  Jugoslavia
          (comunque inopportuna per ragioni strategiche), la stabilità del regime poli-
          tico italiano non sarebbe stata compromessa, poco importava agli americani
          che la  frontiera corresse più o  meno ad ovest di qualche decina di chilome-
          tri. Il quadro strategico generale era profondamente mutato, rendendo supe-
          rati problemi come il controllo della base militare di Pola.
              Si  sono già  ricordate  le  ragioni specifiche che portarono alla  soluzione
          del  Territorio Libero,  prima  fra  tutte  l'impossibilità di  "tenere  Trieste  con  le
          armi - ammise Byrnes ( 56 ) -se gli jugoslavi avessero attaccato quando avessimo
          assegnato  Trieste all'Italia".  Più che di impossibilità si  dovrebbe forse  parlare
          di riluttanza ad impegnarsi, se vi era una soluzione più comoda, come quel-
          la  appunto  della  internazionalizzazione.  Che  questa  poi  fosse  preferita
          anche perché permetteva di mantenere le truppe anglo-americane a Trieste è
          una tesi non del tutto convincente, tanto più che se il Territorio Libero aves-
          se  decollato esse avrebbero dovuto ritirarsi. Il  modo più semplice di tenere le
          truppe anglo-americane a Trieste era semmai di rinviare la firma del trattato
          di pace, come più volte chiesto dagli italiani.
              Comunque il  1946, grazie alla concessione strappata da Molotov di far
          restare nella zona (B)  del Territorio Libero le truppe jugoslave, si  chiuse con
          la conferma del fàtto compiuto della primavera 1945. Inutilmente il governo
          chiese: "che contingenti dell'esercito  italiano sceltifra reparti dell'esercito rego-
          lare e dei partigiani che hanno combattuto insieme agli eserciti alleati vengano
          ammessi  fra  le  truppe  destinate  a  stazionare  nella  Venezia  Giulia".  ('il)
          Precedenti  segnali  di  disponibilità  degli  anglo-americani  "all'impiego  di
          truppe italiane in Venezia  Giulia in caso di  eventuali complicazioni", ( 5 H)  a
          fianco di quelle alleate, avevano probabilmente lo stesso nessun valore degli
          analoghi segnali dati durante la cobelligeranza di un impiego delle forze ita-
          liane in quella regione al  momento del crollo tedesco. ('i 9 )
              Si  ponevano così le  premesse perché tutta l'Istria  passasse alla Jugosla-
          via, che, come aveva detto De Gasperi, (GO)  l'aveva già trasformata in "un vasto
          campo di concentramento alla Buchenwald".
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