Page 124 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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114 MASSIMO DE LEONARDIS
(41) Cfr. Colloqui di Reale e Quaroni con Bebler, 5-9 e 7-9-46, Quaroni a De Gasperi, 16-
9-46, Reale e Quaroni a De Gasperi, 25-9-46, ibidem, n. 259, 272, 314, 347.
(42) "Siamo riusciti: a mettere il campo a rumore e convincere tutti che in fondo saremmo
accessibilissimi a ulteriori sacrifici; a insospettire americani ed inglesi, ed a dar loro comunque la
giustificazione, se ne avessero voglia, di far ulteriore marcia indietro su tutta la linea; a permettere
agli jugoslavi non solo di riaffermare la propria intransigenza, ma anzi a metterei nella situazio-
ne ... in cui ogni nuovo tentativo di approccio significa in partenza accettare il principio di qualche
cedimento nei confronti della linea francese. Non abbiamo che a continuare cosi ... " (Casardi a
Prunas, 25-9-46, ibidem, n. 350, p. 458).
(43) Il 20 novembre Simic dichiarò a Quaroni che "secondo lui la proposta Tito consisteva
nel riconoscimento di Trieste come regime autonomo sotto la sovranità italiana nei limiti della
sistemazione territoriale proposta dagli jugoslavi al C.F.M. a New York, ossia senza corridoio e
con retrocessione alla Jugoslavia di Gorizia e Monfalcone" (colloquio Quaroni-Simic, allegato a
Quaroni a Nenni, 20-11-46, ibidem, n. 524, p. 627). Sarebbe interessante capire chi potesse essere
la "personalità jugoslava più qualificata" dello stesso ministro degli esteri Simic alle cui assicura-
zioni sulla "continuità territoriale fra l'Italia e Trieste" fece riferimento Nenni due giorni dopo per
giustificare le sue istruzioni di proseguire le conversazioni (Nenni a Quaroni, 22-11-46, ibidem, n.
531). Del resto Duroselle cita un telegramma dell'8 novembre del vice ministro degli esteri Velebit
a tutte le rappresentanze diplomatiche jugoslave nel quale, informando del colloquio Tito-
Togliatti, si parlava di "uno scambio tra Trieste - con uno statuto d'autonomia - Gorizia e
Monfàlcone" (op.cit., p. 242).
(44) Nenni alla delegazione a New York, 27-11-46, DD!, IV, n. 554.
(45) Colloquio Nenni-Key, 12-11-46, Bevi n a Nenni, 14-11-46, ibidem, n. 500 e 509.
(46) Cfr. i colloqui Tarchiani-Dunn, 27-11 e 5-12-46, ibidem, n. 553 e 577; il colloquio
Byrnes-Molotov, 25-11-46, FRUS, II, p. 1264-69.
(47) Cfr. Quaroni a De Gasperi, 5-1-46, DD!, III, n. 56, p. 76; Quaroni a De Gasperi, 31-7-
46, DD!, IV, n. 88, p. 95; Quaroni, Tarchiani e Carandini a De Gasperi, 18-10-46, cit. Già in ago-
sto il primo ministro britannico Attlee era rimasto del tutto indifferente alla prospettiva che l'Italia
potesse non firmare il trattato (cfr. Benzoni a De Gasperi, 2-8-46, ibidem, n. 98).
(48) Cfr. Quaroni a Nenni, 27-12-46, ibidem, n. 627.
(49) Cfr. Riunione della delegazione italiana a Parigi, 7-8-46, ibidem, n. 119, pp. 131 e 134.
Non seguo ulteriormente la questione anche per la presenza di una specifica relazione sulla rati-
fica del trattato di pace.
(50) Tarchiani a De Gasperi, 3-7-46, DD!, III, n. 650, p. 753; Quaroni a De Gasperi, 31-7-
46, DD!, IV, n. 88, p. 89.
(51) Quaroni a De Gasperi, 8-7-46, DD!, III, n. 675, p. 786.
(52) Quaroni a De Gasperi, 18-7-46, DD!, IV, n. 30, p. 32.
(53) A tale proposito si veda questo scambio di battute tra Byrnes e Quaroni: "L'Italia ha
delle gravi responsabilità. Ha preparato per anni e poi fatto la guerra .... Fu Mussolini ed il fàsci-
smo .... - Lo so. Tutti dicono così, anche i tedeschi ... " (ibidem, p. 27). Cfr. anche, sullo stesso tono.
D. Acheson, Present at the Creation. My Years in the State Departement, New York 1969, p. 732.
(54) De Castro, La questione ... , cit., I, p. 445.
(55) Tra i molti esempi si può ricordare quanto scriveva Tarchiani a Byrnes, il 5-6-46: "E
desidero sottolineare in questa sede che una soluzione del problema della Venezia Giulia secon-
do la linea etnica è vitale per gli sviluppi democratici del nuovo Stato italiano" (FRUS, V, p. 888-
89) e l'affermazione di Carandini che solo i comunisti avrebbero firmato una pace punitiva (cfr.

