Page 114 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                aveva  scritto  a. De  Gas peri,  e  per  conoscenza  al  capo  di  Stato  Maggiore
                Generale Trezzani,  sottolineando  la  "necessità  di  non  limitare l'esame  delle
                frontiere orientali d'Italia al pur importantissimo settore terrestre,  ma di impo-
                stare il problema in un quadro più generale, estendendolo al settore marittimo del
                quale è chiara la essenziale importanza". Giuste preoccupazioni, ma ormai del
                tutto non in sintonia con la condizione politico-diplomatica dell'Italia. ( 27 )
                    A  Parigi  la  situazione  stava  rapidamente  precipitando,  attraverso  pro-
                gressivi arretramenti attuati da Byrnes e dagli occidentali. Dopo le  proposte
                avanzate il4 maggio, il  Segretario di Stato americano suggerì che il  tracciato
                intermedio tra la linea francese e quella britannica non fosse  più una fron-
                tiera definitiva,  ma solo una soluzione provvisoria per un anno, al  termine
                del quale l'assemblea dell'GNU avrebbe preso una decisione finale; allo stes-
                so  tempo  interrogava  Molotov  sull'entità  dei  compensi  che  era  disposto  a
                dare  in  campo  coloniale  e  delle  riparazioni,  domandava  a  De  Gasperi  se
                teneva di più a Trieste o alle colonie e faceva chiedere dal senatore Connally,
                democratico, al collega Vandenberg, presidente repubblicano della commis-
                sione esteri  (entrambi membri della delegazione americana a Parigi), come
                vedesse la possibilità di cedere Trieste alla Jugoslavia; infine il 13 maggio, alla
                vigilia  della  sospensione dei  lavori,  Byrnes  si  disse  disposto  ad  accettare  la
                linea  francese.  Intanto  però  si  cominciava  a  considerare  la  eventualità  di
                creare  uno  Stato  libero  costituito  dai  territori  contesi.  A  tale  possibilità  il
                Foreign  Office aveva pensato fin  dal gennaio precedente, come extrema ratio
                in caso di inconciliabilità delle posizioni, e ne aveva accennato agli america-
                ni, che si  erano espressi in maniera decisamente negativa.  L:idea venne ora
                ripresa ed approvata il  13  maggio dal Gabinetto britannico come una valida
                ipotesi; gli  americani valutarono che, purché fosse  annunciata dopo le  ele-
                zioni del 2 giugno,  la  internazionalizzazione non avrebbe compromesso la
                stabilità  del  regime  politico  italiano,  mentre  Bedell  Smith  osservò  con
                Molotov che poiché essa "avrebbe lasciato insoddisfatti sia gli jugoslavi che gli
                italiani poteva essere l'espediente per eliminare una causa di attrito fra le grandi
                potenze". ( 28 )
                    Il  23  maggio Tarchiani consegnò a Truman una lettera nella quale De
                Gasperi  deplorava  i  "continui  arretramenti,  dalla  linea  Wilson  alla  linea
                Morgan". L:ambasciatore dal canto suo lamentò "l'abbandono delle popolazio-
                ni italiane dell'Istria,  della città di Pala";  "Questo non sarà fatto",  assicurò due
                volte  il  presidente,  ma perfino Tarchiani  commentò che  le  sue  parole  non
                avevano "il peso che comporterebbero se fossero state pronunciate dal suo prede-
                cessore alla Casa  Bianca".  < 29 ) Per spiegare l'orientamento di Byrnes a favore
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