Page 109 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA QUESTIONE DI TRIESTE                                           99


         nalizzata o autonoma rispetto ad un capoluogo giuliano all'interno dci con-
         fini italiani. Alla fine comunque, con un estremo cedimento, le truppe jugo-
         slave  furono  autorizzate a  restare  nella  zona  (B)  del  costituendo Territorio
         Libero,  sia  per  le  insistenze  sovietiche,  sia  perché  "i  'Big  }àztr'  - riferì
         Tarchiani (  19 ) -non si sentono in grado di sloggiar/i senza operazioni militari che
         preferiscono evitare".  Come aveva  subito previsto Quaroni, il  fatto  compiuto
         militare  creato  nella  primavera  1945  era  destinato,  con  tappe  successive,
         1947,  1954  e  1975, a diventare la  frontiera tra Italia e Jugoslavia, oltre che il
         limes tra Occidente c  mondo comunista (invero con aggiustamenti a  favore
         di quest'ultimo).
             Occorre ora seguire per sommi capi le varie fasi diplomatiche che porta-
         rono  alla  stesura  delle  clausole  del  Trattato  di  Pace  relative  alla  frontiera
         orientale. A partire dal18 gennaio si  riunì a Londra il Consiglio dci Sostituti
         dei  quattro ministri degli  esteri,  che,  secondo quanto stabilito a  Mosca  nel
         dicembre  precedente,  doveva  formulare  le  direttive  per  il  lavoro  delle  due
         commissioni  di  esperti:  l'una  incaricata  di  tracciare  una  linea  di  confine
         basata "prevalentemente" sul criterio etnico, l'altra di studiare le modalità di
         internazionalizzazione del porto di Trieste. In realtà la seconda commissio-
         ne non operò mai, poiché l'URSS si  rifiutò di definirne i compiti prima che
         venisse stabilita la sorte del capoluogo giuliano. Gli americani proposero che
         la prima commissione visitasse quattro zone:  l)  Gorizia e  una piccola arca
         ad ovest della città;  2)  la  zona tra  Gorizia e Trieste;  3)  Trieste;  4)  l'Istria e
         Fiume. I sovietici chiesero ed ottennero che venissero visitate anche la zona
         di Tarvisio  e  le  aree  della  provincia  di  Udine  abitate  da  sloveni,  mentre  si
         opposero alla visita di Fiume e di tutta l'Istria ad oriente di una linea retta fra
         Trieste e Pala. Inoltre i sovietici volevano modificare il  comunicato approva-
         to al Consiglio dei Ministri degli Esteri di Londra nel settembre precedente
         ove si  parlava di  tracciare "una linea che sarà prevalentemente la  linea etni-
         ca", sopprimendo l'avverbio restrittivo. A Mosca si  riteneva che l'applicazio-
         ne  rigorosa  del  criterio  etnico  avrebbe  com portato  l'assegnazione  alla
         Jugoslavia delle zone slovene tra Monf~1lcone e Trieste, isolando quest'ultima
         ed  eventualmente  facendola  col  tempo  anch'essa  cadere  in  mano  di
         Belgrado. Si discusse per sei settimane, giungendo alla conclusione di lascia-
         re il "prevalentemente" c di far visitare alla commissione anche Tarvisio e la
         provincia di  Udine,  ma  non  i territori  ad est della linea Cosina, Pinguentc,
         Pisino, Al bona  (più  orientale  di  quella  proposta  dai  sovietici),  escludendo
         quindi, tra l'altro, Fiume (dove andarono solo gli esperti economici), le isole
         di  Cherso e Lussino e,  a  maggior ragione,  Zara. Il governo di  Roma inutil-
         mente  protestò  per queste  esclusioni  c,  per  l'inclusione  della  provincia  di
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