Page 105 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA  QUESTIONE  DI  TRIESTE










                                                     MASSIMO DE LEONARDIS



             All'inizio del  1946  il  governo  di  Roma  aveva  adottato ufficialmente una
         posizione  incentrata  sulla  difèsa  della  "linea Wilson'',  con la  disponibilità  ad
         eventuali  rettifiche  a  favore  della  Jugoslavia,  accompagnata  dalla  richiesta  di
         garanzie per gli  italiani  o  di  uno status  particolare  per i  territori,  come  Zara,
         Fiume, le isole di Chcrso c Lussino, ad oriente di essa. Il clima era però impron-
         tato al pessimismo; il più realista, l'ambasciatore a Mosca Pietro Quaroni, aveva
         da tempo ammonito che al  massimo si  sarebbe salvata la  "linea Morgan", ciò
         che peraltro avvenne, non completamente, solo otto anni dopo. (  1  l
             Era comunque chiaro che la  frontiera  italo-jugoslava,  riguardando due
         paesi collocati sui  lati opposti  della cortina di  Jèrro,  costituiva  un problema
         particolarmente difficile  e  sarebbe stata decisa  non dai  due contendenti, nè
         dalle popolazioni giuliane, bensì dai "quattro Grandi" in base ai criteri della
         "competizione internazionale - scriveva il  7 febbraio il rappresentante politico
         a Londra Niccolò Carandini ( 2 ) -che si svolge al di sopra delle nostre teste".  In
         questo quadro era scontato l'appoggio dell'URSS alla Jugoslavia, per ragioni
         etniche, di  politica di  potenza ed ideologiche, alle  quali andava aggiunta la
         convinzione di Mosca che l'Italia fosse  di fatto schierata nel campo occiden-
         tale, per quante assicurazioni i politici ed i diplomatici italiani potessero dare
         sulla "neutralità" del  loro  paese.  Perciò  l'URSS non intendeva  fare  conces-
         sioni  all'Italia,  ritenendo  impossibile  o  troppo  rischioso  cercare  di  allonta-
         narla dal  campo occidentale,  ma anzi accentuava il  carattere punitivo delle
         clausole di  pace  per seminare  discordia  nella  politica  interna  italiana  e  nei
         rapporti tra Roma e Washington. Inutilmente De Gasperi, il 14 agosto, si lan-
         ciò  con  Molotov  in  una  apologia  dell'economia  dirigista,  spiegandogli  che
         poiché il governo controllava  "tutto il sistema bancario", non era  "possibile
         nessuna  immissione  di  capitale  nelle  industrie  senza  il  controllo  del
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