Page 100 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                 attendere  una decisione da  parte dei  sovietici che continuavano a  non pro-
                 nunciarsi  sull'argomento,  gli  americani,  pur contrari,  erano  fondamental-
                 mente ansiosi  di giungere a  una rapida soluzione. Temendo che a  breve la
                 Jugoslavia si  sarebbe impadronita di Trieste senza che l'Italia avesse la forza
                 necessaria per opporsi e senza che gli americani giungessero alla  necessaria
                 decisione,  Roma  ribadì  di  preferire  una  occupazione  alleata  prolungata.
                 Nonostante Washington avese  riaftèrmato il suo appoggio alle  tesi  italiane,
                 l'internazionalizzazione apparve subito come inevitabile:  la  Francia restava
                 ferma sulla sua proposta (anche per una questione di prestigio internaziona-
                 le); gli americani ritenevano che, una volta acquisita la garanzia dell'ONU,
                 un colpo di mano jugoslavo su Trieste fosse meno probabile; gli inglesi erano
                 disposti ad allinearsi pur di  non dare Trieste alla Jugoslavia. A tali  motivi si
                 sovrapponevano  forse  ragioni  più  profonde,  prima  fra  tutte  la  necessità  di
                 vincolare l'Italia al blocco occidentale: mantenendo sospesa la questione giu-
                 liana, l'Italia sarebbe stata legata alle potenze occidentali alle quali avrebbe
                 dovuto  appoggiarsi,  mentre  qualora  le  sue  aspirazioni  fossero  state  subito
                 soddisfatte,  probabilmente  la  sua  politica  non  si  sarebbe  volta  così  decisa-
                 mente verso occidente. Ragioni analoghe portarono l'Unione Sovietica, che
                 avrebbe voluto Trieste jugoslava, a ritenere prefèribile l'internazionalizzazio-
                 nc per legare a sé la Jugoslavia.
                     Il  15  giugno,  alla  ripresa  dei  lavori,  si  discusse  subito  la  questione  di
                 Briga e Tenda, si decise il passaggio del Dodecaneso alla Grecia c si rimandò
                 di  un anno la decisione relativa alle colonie,  mentre per quanto riguardava
                 Trieste,  Bidault propose ufficialmente  la  temporanea  internazionalizzazio-
                 ne. De Gasperi definì inaccettabile tanto questa soluzione quanto la perdita
                 delle  città  della  costa  occidentale  dell'Istria,  ma  l'Ambasciatore  britannico
                 replicò seccamente che sarebbe stato difficile conservare Pola all'Italia e che
                 se l'internazionalizzazione fosse stato l'unico mezzo per sottrarre Trieste alla
                 Jugoslavia,  il  governo  di  Roma  non poteva  che  accettare. Molotov  cercò  di
                 tutelare  gli  interessi  jugoslavi  e  propose  in  un  primo  tempo  di  dichiarare
                 Trieste  Stato  autonomo  sotto  sovranità  jugoslava  con  uno  statuto  redatto
                 dalle Quattro Potenze;  avanzò poi  la  proposta  che in secondo tempo detto
                 Stato fosse  retto da due governatori, uno italiano e uno jugoslavo, con ammi-
                 nistrazione bipartita e funzionanti  alternativamente. Tale  soluzione riguar-
                 dava soltanto la città di Trieste e il  settore adiacente ad essa,  mentre tutto il
                 resto sarebbe andato alla Jugoslavia. Sia gli Stati Un i ti che l'Inghilterra, non
                 accettarono tale soluzione c si  dichiararono a E1vore  della linea francese.
                     Dopo varie proteste c petizioni inviate il 28 e il  29 giugno, sia tramite le
                 rappresentanze  diplomatiche  sia  direttamente  ai  Ministri,  il  30 giugno De
                 Gasperi  inviò  una  comunicazione  scritta  al  Consiglio  dei  Ministri  degli
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