Page 99 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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IL CONFINE ORIENTALE 89
Inghilterra c Francia: quella americana trascurava completamente il criterio
etnico a favore dell'Italia, Paese aggressore, mentre tutte trascuravano il cri-
terio economico-geografico. Trieste era città slava dal punto di vista etnico
mentre dal punto di vista economico era un porto di prevalente interesse per
la Cecoslovacchia, la Polonia e l'Ungheria; da un punto di vista politico, poi,
Trieste sarebbe stata per l'Italia la testa di ponte per ogni eventuale aggres-
sione contro l'Europa centrale e i Balcani (a riprova delle mire espansioni-
stiche di Roma venivano citati i Trattati di Londra del 1915 e di Rapallo del
1920). :Lunica linea accettabile era, dunque, quella sovietica, che rispettava il
principio etnico pur non tenendo conto delle esigenze economiche.
De Gasperi ribadì che l'Italia non nascondeva alcuna mira imperialistica,
che il nuovo governo aveva già preso le distanze da quanto avvenuto nel perio-
do fascista e che la base per la discussione doveva essere costituita dai rapporti
della Commissione di esperti che avevano sostanzialmente confermato la tesi
enunciata a Londra in settembre e l'esattezza dei dati e delle cifre contenuti
nella documentazione presentata dal governo italiano. Le posizioni dei diversi
paesi sulla questione del confine erano comunque articolate: i sovietici pre-
scindevano completamente dal principio etnico; i francesi assegnavano alla
Jugoslavia, con l'lstria sud-occidentale, delle città che il rapporto stesso ricono-
sceva italiane; gli inglesi escludevano l'Italia dal Bacino dell'Arsa; gli Stati
Uniti, assai vicini alla linea Wilson, avanzavano proposte più accettabili.
In cambio di Trieste alla Jugoslavia, Molotov promise all'Italia la resti-
tuzione delle colonie e la riduzione delle ripartizioni di guerra; Byrnes allo-
ra accettò il compromesso della linea francese e propose un plebiscito nel
rimanente territorio, sotto il controllo delle Quattro Potenze e previo il ritiro
degli eserciti dei Paesi interessati. Già il 5 maggio, tuttavia, l'ipotesi del ple-
biscito veniva scartata a causa dell'opposizione alleata che, una volta concluse
le questioni sulle altre frontiere, consentisse l'eventuale svolgimento di un
plebiscito limitato alle sole popolazioni istriane.
Nei giorni successivi gli americani si schierarono decisamente a favore
della restituzione di Trieste all'Italia e aderirono in linea di principio al paga-
mento di l 00 milioni di dollari di riparazioni alla Un ione Sovietica da parte
italiana. La Conferenza venne aggiornata al 15 giugno: durante questo
periodo, sembra su proposta francese, venne prendendo corpo l'idea di inter-
nazionalizzare l'intero territorio di Trieste, ma come è naturale tale proposta
incontrò subito l'opposizione jugoslava. In questo frangente Stalin si rifiutò
di perorare la causa di Tito rimproverandolo per un'insistenza, che, a suo
dire, rischiava di far scoppiare una terza guerra mondiale. Mentre gli inglesi
ritenevano conveniente per gli occidentali tirar le cose in lungo al fine di

