Page 103 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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IL CONFINE ORIEKTALE                                              93

         di  voler abbandonare  la  Conferenza,  ma  successivamente  declinò  soltanto
         l'invito all'ultima seduta, tenutasi il  15  ottobre, inviando al Presidente una
         lettera in cui lamentava il  sistema di decidere per voti e non per accordi su
         questioni tanto delicate e dichiarava che i risultati raggiunti impedivano alla
         Jugoslavia  di  firmare  il  Trattato. Tuttavia  la  clausola  fatta  approvare  dagli
         Stati  Uniti,  e  accettata  da  Molotov,  secondo  cui  i Paesi  non firmatari  non
         avrebbero  usufruito  dei  benefici  previsti  dal  Trattato,  fece  sì  che  anche  la
         Jugoslavia non negasse la sua firma.
             Durante  i  lavori  della  Conferenza,  il  l O  agosto,  Il  Presidente  del
         Consiglio De Gasperi tenne un discorso al  Palazzo di Lussemburgo, in cui
         fece  notare come il duro Trattato di Pace non corrispondesse ai principi della
         Conferenza di San Francisco: in nessun Trattato con i Paesi ex-nemici si era
         avuto  un apprezzamento altrettanto  sfavorevole  della  cobelligeranza  come
         nel  caso  italiano,  forsae  proprio  per giustificare  una  pace  così  punitiva;  la
         soluzione raggiunta sulla questione del  confine orientale, a giudizio di  De
         Gasperi,  si  era  realizzata  sulla  base  del  principio  che  attribuiva validità  al
         diritto del primo occupante, senza alcuna considerazione dei complessi pro-
         blemi etnici. A suo avviso sarebbe stato più equo concludere una pace prov-
         visoria  rinviando a un tempo successivo la  conclusione della questione. De
         Gasperi, infine, lamentò le  pesanti clausole economiche che avrebbero inci-
         so in maniera determinante sull'andamento futuro dell'economia italiana.
             Quando concluso il  suo  discorso,  De Gasperi,  si  alzò e  uscì  dall'aula,
         nessuno,  tranne  Bidault  e  Byrnes,  lo  salutò. Malgrado  ciò  Bonomi,
         Presidente della delegazione italiana, si adoperò presso la Commissione ter-
         ritoriale  e  politica  dell'Italia  per  una  modifica  dei  confini  (2  settembre),
         mentre più tardi (21  settembre) fece  notare che i delegati italiani erano stati
         ascoltati una sola volta, senza che avessero mai avuto il diritto di replicare ai
         dati  inesatti  o  parziali  forniti  dalla  Jugoslavia  e  dagli  altri  Stati;  contro  i
         principi della Carta Atlantica, infine, non era stata presa in considerazione
         la  proposta  di  plebiscito. Il  20  agosto  venne  presentato  un  memorandum
         della delegazione italiana al Segretariodella Conferenza, in cui si  propone-
         va che la linea francese fosse spostata più ad est per non sconvolgere il regi-
         me  ferroviario  e  idroelettrico  dell'alta  e  media valle  deli'Isonzo  e  per non
         rendere difficili le comunicazioni delle popolazioni locali; il  26 settembre si
         ebbe  un  nuovo  appello di  De Gasperi  ai  quattro  Ministri degli  Esteri. Per
         esporre il  punto di vista italiano, anche "a lettere" della conferenza, vi furo-
         no molti contatti della delegazione italiana con i rappresentanti delle dele-
         gazioni  straniere,  nel  corso  dei  quali  si  trattò  anche  di  eventuali  accordi
         dopo la conclusione del Trattato.
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