Page 35 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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GLI STATI UNITI J)'A~!ERICA Ell IL TRATTATO DI PACE CON L'ITALIA 25
Le critiche al Trattato lo accusano di essere basato su idee che erano già
obsolete fin dall'inizio: che l'Italia dovesse essere trattata come uno stato
nemico e che la cooperazione bellica fra le Grandi Potenze dovesse continua-
re. Entro il1947 fu chiaro che la cooperazione del tempo di guerra non sareb-
be continuata c che gli Stati Uniti guardavano ora all'Italia come ad un poten-
ziale alleato nell'Europa occidentale. Considerando l'emergenza della Guer-
ra Fredda è sorprendente che si riuscisse a completare qualche trattato. ( 29 )
Quello che gli Alleati ottennero fu quello che il ministro degli esteri francese,
Georges Bidault, definì essere l'obiettivo dei negoziatori "un'equanimità di
insoddisfazione". ( 30 ) W1shington c Londra avevano cercato di limitare l'in-
fluenza sovietica nei Balcani e fallirono. I sovietici avevano cercato di indebo-
lire l'influenza anglo-americana sull'Italia e di guadagnare l'amministrazio-
ne del Mediterraneo e tàllirono. Nonostante i maggiori fallimenti in tutti i
campi, il Trattato conseguì gli obiettivi base degli Stati Uniti. Esso pose fine al
regime armistiziale ed all'occupazione militare; pose fine a quello che il presi-
dente Truman definì un "capitolo infelice" delle relazioni italo-americane, e
segnò l'inizio di una nuova era per l'Italia. Sebbene il presidente notasse che vi
erano parti del Trattato che non erano in pieno accordo con i desiderati ame-
ricani, esso nondimeno forniva una base sulla quale poteva essere costruita
un'Italia torte e democratica. ( 31 ) Non solo emerse un'Italia democratica, ma
nel giro di pochi anni, Stati Un i ti cd Italia rinforzarono i loro legami con la
loro partecipazione al Trattato dell'Atlantico Settentrionale.
NOTE
(l) G. Warner, "Italy and the Powers 1943-49", in S.J, Woolf(ed), The rcbirth of!taly 1943-
1950 (London: Longman Group Ltd., 1972), p. 37.
(2) Norman Kogan, ltaly and the Allies, (Cambridge: Harvard University Prcss, 19'56), p. 133.
(3) Jamcs E. Miller, "The scarch tèJr stability: an intcrpretation of american policy in Italy:
1943-46",Joumal of italian histmy, n° l, inverno 197~. p. 265; Elena Aga-Rossi, "Italy a t the aut-
break of the col d war: domcstic an d international tàctors", in Joscph Becker an d Franz Knipping
(eds); Power in Europe? Creai Britain, France, ltaly and Germany in a postwar World, 1945-1950,
(New York: W alter de Gruytcr, 1986), p. 'iOH-9.
(4) "Italy", Genera! policy brielìng book paper, N.D. "Foreign rclations of the United
States", 1945, Diplomatic Papers, Confcrence of Berlin (Potsdam), Vol. I (Washington, D.C.:
1960) I: 681. D'ora in poi FRUS con l'anno ed il volume.
(5) FRUS, 1945, IV: 1037-1040.
(6) Stone a Truman, 18 aprile 1946, FRUS 1946, II (Washington, D.C.: government prin-
ting otììce, 1970), p. 72-7'5.

