Page 40 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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              seguito,  ad  un governo italiano più rappresentativo il  quale avrebbe  potuto
              reclamare  un trattamento più benevolo.  (3)  Ogni negoziato avrebbe dovuto,
              tuttavia, attendere una più favorevole situazione militare. Winston Churchill
              visitò Roma fra il 21  ed il 23 agosto e rientrò con la fèrma opinione, alla quale
              era già orientato, che un trattato di pace, in quel momento, fosse  indesidera-
              bile;  era chiaro che il  supporto economico all'Italia  fosse  essenziale,  ma era
              anche chiaro che la  carota della  riabilitazione politica cd internazionale non
              poteva essere messa in cima al bastone delle clausole punitive che erano state
              considerate. ( 4 )  Nel frattempo  il  Segretario agli  Esteri, Anthony Eden, aveva
              riassunto le posizioni inglesi nei confronti della Francia e dell'Italia: la  prima
              era entrata in guerra contro la Germania nel  1939 c la Gran Bretagna inten-
              deva  che essa  fosse  rimessa nella  sua posizione come un alleato e che pren-
              desse  parte  alle  decisioni  di  pace  come  una  paritetica  potenza  vincitrice.
              Sebbene il  ritorno dell'Italia quale potenza mediterranea fosse  sinceramente
              desiderato, il fatto che essa aveva "pugnalato noi e la Francia alla sd1iena in uno
              dei peggiori  momenti della  nostra  storia"  significava  inevitabilmente  che  noi
              avremmo certamente appoggiato la Francia se fc:)sse stato necessario dover sce-
              gliere fra  la  Francia e gli  interessi italiani.  (S)  Questa simpatia per la  Francia
              non era condivisa dagli Stati Uniti: questi non erano stati attaccati dall'Italia
              e la  pubblica opinione distingueva le  responsabilità del popolo italiano dalle
              scelte del regime di Mussolini. Il presidente Roosevelt non poteva ignorare, in
              un anno elettorale, il grosso blocco costituito dagli immigrati italiani votanti c
              ciò condusse ad un atteggiamento "più morbido" nei confronti dell'Italia che
              ci  si  augurava avrebbe dato maggiore spazio al  governo Bonomi, cosa che i
              britannici  non  potevano  accettare  ed  erano  più  inclini  a  non  dare  il  via  a
              richieste italiane per concessioni.
                  Quando nel dicembre  1944  il  Dipartimento di  Stato americano riprese
              l'idea di un trattato di pace preliminare, si  trattava di una forma più ridotta,
              poiché la proposta consisteva in poco più che un accordo negoziato per rim-
              piazzare lo  strumento di  resa  del  1943  c che avrebbe  rinviato a  più tardi le
              questioni decisive dello stato delle colonie e delle frontiere,  per confrontarsi
              con esse nel corso delle discussioni finali di pace.
                  Queste  misure  a  metà  non erano  accettabili  per il  governo  britannico.
              Una  decisione  incompleta  non  avrebbe  portato  benefici  sostanziali  alle
              Nazioni Unite e per quanto avesse potuto gratificare il governo italiano, non
              avrebbe potuto rinforzare la sua posizione così a lungo da essere sufficiente-
              mente  rappresentativo  per  il  paese  nella  sua  completezza.  Una  volta  che
              l'Italia intera fosse  stata liberata e fossero state portate a compimento le ope-
              razioni militari,  la  pace sarebbe stata firmata  con l'Italia prima di  qualsiasi
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