Page 41 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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IL TRATTATO DI PACE ITALIANO- LA LINEA DI CONDOTTA DELLA C;J<AN BRETAGNA 31
altra decisione, dimostrando che l'associazione fra le maggiori potenze euro-
pee dell'Asse era finalmente terminata.( 6 )
Gli Stati Uniti non risposero a queste proposte e sebbene la materia fosse
stata sollevata ancora, di volta in volta, durante i mesi iniziali del 1945, essa
non fu portata avanti, in febbraio, alla Conferenza di Yalta. L8 aprile
Churchill firmò una lettera a Roosevelt sull'argomento delle decisioni per
l'Italia e due giorni dopo l'ambasciatore britannico a Washington ebbe istru-
zione di dire al Dipartimento di Stato che il Foreign Office avrebbe prepara-
to, con procedura d'urgenza, una bozza dei termini che la Gran Bretagna
avrebbe voluto includere in un trattato.(?) Il termine "urgenza" era ovvia-
mente relativo. Gli americani erano preparati ad attendere fino a sei settima-
ne ma, in relazione alla necessità di ottenere l'accordo del Governo dei
Dominions, il Foreign Office sarebbe stato in grado, durante questo inter-
vallo di tempo, di fornire poco più che i termini politici ed una visione gene-
rale degli altri argomenti. In pratica ci voleva un tempo anche maggiore per
poter abbozzare la versione britannica del trattato di pace italiano poiché la
resa tedesca in Italia, il 2 maggio, fu rapidamente seguita dalla crisi di Trieste.
La prima bozza fu completata nel tardo maggio e rifletteva le implicazioni
relative alle richieste di Tito e l'appoggio che egli aveva ottenuto dal governo
sovietico. Ulteriori modifiche al memorandum seguirono il 4 giugno: esso fu
presentato al Gabinetto di Guerra ove rimase fino al 5 luglio, data coinci-
dente con le elezioni che portarono alla elezione di un governo laburista,
sotto la guida del Sostituto Primo Ministro del gabinetto di guerra di
Churchill, Clement Attle. Nel formulare le condizioni del trattato, il memo-
randum, (S) stabiliva che due interessi politici in conflitto dovevano essere
risolti. Da una parte, la posizione geografica dell'Italia era così importante
che la Gran Bretagna doveva mantenere relazioni amichevoli con lei e dove-
va lavorare per ripristinarla quale stato democratico e prospero che potesse
tenere le sue posizioni in ogni sistema europeo occidentale che potesse emer-
gere, così come doveva facilitare l'ammissione italiana alle N azioni Un i te.
Dall'altra parte, era necessario dimostrare all'Italia ed al mondo che l'ag-
gressione non pagava: nonostante essa fosse stata purgata del fascismo, essa
avrebbe dovuto pagare dei risarcimenti per il suo contributo dato all'Asse e
questo risarcimento avrebbe preso la forma della cessione delle sue colonie
africane, di un riassetto delle sue frontiere metropolitane e del pagamento di
riparazioni di guerra, con la precauzione che queste non avrebbero dovuto
essere tali da minacciare l'economia o la stabilità interna del paese.
La cessione delle colonie africane avrebbe privato l'Italia di ogni prete-
sto di essere una "grande potenza". La Gran Bretagna aveva un interesse

