Page 44 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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34 G. DAVID BROWN
dell'entourage di Roosevelt a Yalta, egli era inesperto di trattative internazio-
nali; (Il) agli occhi degli inglesi egli era anche insensibile alla suscettibilità
degli altri.
Il ritardo nella convocazione dell'incontro dell'FMC consentì che i Capi
di Stato Maggiore inglesi completassero, solo al 30 agosto, la loro analisi
sommaria delle clausole militari suggerite per il trattato di pace italiano per
mister Bevin. Il loro compito fu reso più difficoltoso dalle decisioni politiche
di inserire nelle discussioni non solo le decisioni per l'Italia, ma anche quel-
le per gli "stati satelliti" di Finlandia, Ungheria, Romania e Bulgaria. Il prin-
cipio base sostenuto dai Capi di Stato Maggiore era che ogni paese avrebbe
dovuto disporre di Forze Armate che consentissero di assicurare la sicurezza
interna e di difendere le proprie frontiere contro l'aggressione, senza costi-
tuire una minaccia. Questo principio, essi aggiungevano, non avrebbe dovu-
to essere applicato a tutte le Forze Armate poiché le frontiere terrestri
dell'Italia erano più corte di quelle di tutti gli altri paesi; poteva anche arguir-
si che la Marina italiana dovesse essere più piccola di quella che la Gran
Bretagna desiderava consentirle. Gli argomenti a favore di una attenuazione
delle clausole verso l'Italia sulla base della sua leale cobelligeranza potevano
essere bilanciati da similari richieste da parte dell'Unione Sovietica a favore
della Romania e della Bulgaria e, perciò, i Capi di Stato Maggiore racco-
mandarono che l'Italia fosse guardata come un caso speciale e che le clauso-
le che le sarebbero state applicate non fossero compromesse dalle condizioni
applicate agli altri paesi già alleati della Germania. I numeri raccomandati in
questo documento (1 2 ) riflettevano lo stato speciale dell'Italia, infatti ognuno
degli Eserciti dei "satelliti" balcanici aveva organici compresi fra 50 000 e
75 000 uomini, mentre gli italiani potevano avere 200 000 soldati e 65 000
carabinieri. Le differenze fra le Forze Aeree non erano così grandi, ma men-
tre le marine degli ex-stati satelliti non potevano superare la forza ante guer-
ra, la Marina italiana sarebbe stata autorizzata a mantenere due "vecchie"
corazzate, tre incrociatori leggeri e 42 cacciatorpediniere ed unità di scorta; 0 3 )
sebbene ben lontana dalla forza della già potente Marina italiana di ante
guerra, questo era nondimeno un nucleo sostanzioso per le operazioni del
dopo guerra, per l'addestramento e per lo sviluppo futuro. I Capi di Stato
Maggiore consideravano che questi numeri fossero sufficienti sia a protegge-
re la lunga linea costiera italiana sia a proteggere il traffico mercantile, ma
non tali da sconvolgere il rapporto di potenza nel Mediterraneo. (1 4 ) Nessuna
restrizione doveva essere posta alle dimensioni della Marina Mercantile ita-
liana, o all'industria cantieristica, purché questa non ricevesse alcuna forma
di sovvenzione dal Governo, ma doveva esserci un bando totale a lungo

