Page 46 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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              un incrociatore leggero, otto cacciatorpediniere di  scorta e quattro sommer-
              gibili, tutte unità un po' superate, ma molte ancora eflìcaci. Il trasferimento
              avrebbe soddisfatto le  necessità di  navi della Marina sovietica, ma non sod-
              disfaceva  quello che Anthony Eden riteneva fosse  il  principale desiderio di
              Stalin, vale a dire il  prestigio derivante dalla acquisizione di  navi  nemiche:
              ciò rinviò la decisione della quota di navi da dare all'Unione Sovietica. 0 6 )
                  Mister Bevin, nel dare le istruzioni ai suoi consiglieri, mise in chiaro che
              non vi  sarebbero stati problemi nel  formulare  una bozza concordata anglo-
              americana dei termini del trattato di pace, poiché tutti e due i paesi riteneva-
              no che anche un solo accenno di collusione fra di loro avrebbe indotto la dele-
              gazione sovietica ad adottare tattiche ostruzionistiche.  Si tenevano, tuttavia,
              conversazioni  informali  tra  le  ambasciate  a  Londra  ed  a  Washington  ed  il
              rispettivo  Governo  ospitante  e  da  queste emergevano  che  le  due principali
              aree di disaccordo riguardavano lo  stato delle colonie italiane (che gli ameri-
              cani avrebbero voluto affidare in amministrazione all'Italia), e la consistenza
              della Flotta da autorizzare (che poteva essere maggiore di quella che la Gran
              Bretagna aveva in mente). 0 7 ) D'altra parte, vi era un totale accordo sulle ripa-
              razioni di guerra: questo argomento era stato discusso, in linea di principio, a
              Potsdam,  ma  la  Gran  Bretagna  e  gli  Stati  Un i ti  erano  pronte  non  solo  a
              dimenticare le riparazioni ma anche a sostenere che la situazione economica
              dell'Italia era così disastrosa che ad essa non potesse essere richiesto di paga-
              re le riparazioni ad altre nazioni se non nella forma di un trasferimento "una
              tantum" di materiale reso disponibile dal processo di disarmo. (IS)
                  Alla  vigilia  del  primo  incontro  dell'FMC,  Bevin  riassunse 0 9 )  la  linea
              d'azione  che  egli  intendeva  tenere  sugli  aspetti  territoriali  del  trattato.  Il
              motivo  conduttore era  la  necessità  di  assicurare  la  sicurezza delle  linee  di
              comunicazione  del  Mediterraneo-Medio  Oriente,  un  interesse  strategico
              "che rimane così vitale con l'avvento del potere aereo come lo era prima". Il sug-
              gerimento  americano  che  all'Italia  fosse  lasciato  l'effettivo  possesso  delle
              colonie,  sebbene  apparisse  ispirato  dal  desiderio  di  mantenere  l'Unione
              Sovietica  al  di  fuori  di  questi  territori,  sembrava  a  Bevin  troppo cinico  ed
              altamente dannoso per il  prestigio inglese nel Medio Oriente. Sebbene sia il
              Primo Ministro ( 20 )  che il  Cancelliere dello  Scacchiere ( 2 !)  avessero espresso
              la  loro estrema riluttanza ad  assumersi  qualsiasi altra responsabilità  finan-
              ziaria oltremare con l'assunzione della responsabilità delle colonie già italia-
              ne poiché questo si  sarebbe rivelato, inevitabilmente, un drenaggio per l'in-
              certa economia della Gran Bretagna, il  Segretario agli  Esteri era disposto a
              dare retta agli argomenti di interesse strategico del Servizio dei Capi di Stato
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