Page 42 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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strategico nell'impedire il ritorno dell'Italia in Mar Rosso e l'indipendenza
dell'Abissinia doveva essere riconosciuta; la sicurezza del Mediterraneo
avrebbe richiesto, probabilmente, di stabilire basi delle N azioni Un i te nelle
precedenti colonie Nord Mricane italiane e che vi fosse l'amministrazione
delle Nazioni Unite sulla Cirenaica e sulla Tripolitania, affidando quest'ul-
tima, possibilmente, all'amministrazione italiana. Inoltre, l'indipendenza
albanese avrebbe 8ovuto essere riconosciuta e le isole dalmate e Zara sareb-
bero state trasferite alla Jugoslavia, ma il Foreign Office non aveva intenzio-
ne di far cadere il Dodecaneso nelle mani di una potenza potenzialmente
ostile e, quindi, le isole, con l'eccezione di Castelrosso, avrebbero dovuto
essere cedute alla Grecia. I Capi di Stato Maggiore giunsero ad un ulteriore
stadio stabilendo che Pantelleria, Lampedusa e Linosa non avrebbero dovu-
to essere restituite alla piena sovranità italiana, ma avrebbero dovuto essere
amministrate dall'Italia sotto una supervisione internazionale.
Per quanto si riferisce al riassetto delle frontiere dell'Italia, la Gran
Bretagna era pronta ad appoggiare le richieste della Francia per cambiamen-
ti minori, con esclusione della Valle d'Aosta; Trento sarebbe dovuta restare
italiana e sebbene la questione di Bolzano rimanesse aperta, si considerava
che "a lungo termine noi abbiamo più da guadagnare nell'evitare ulteriori limi-
tazioni dell'Italia che nel soddisfare le aspirazioni austriache". ( 9 )
La questione della frontiera orientale era più dibattuta: la frontiera del
1920 era ingiusta per la Jugoslavia, ma le richieste jugoslave erano irragione-
voli, includendo parti dell'Italia vera e propria. Il suggerimento del Foreign
Office fu che il trattato di pace avrebbe dovuto stabilire che l'intera area fra
le frontiere del 1914 e del 1920 doveva essere ceduta dall'Italia alle "quattro
potenze" (Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica c Francia) che suc-
cessivamente avrebbero dovuto decidere sulla linea di frontiera. La città di
Trieste avrebbe ricevuto uno stato internazionale, ma se questo non fosse
stato accettato, allora essa sarebbe certamente andata all'Italia.
La questione del trattato di pace non fu discussa fino al12 luglio, quan-
do il Segretario agli Esteri, Anthony Eden, informò il Gabinetto che la mate-
ria sarebbe stata discussa nella imminente Conferenza di Potsdam. Il Foreign
Office fu chiamato a preparare tre fascicoli per il Primo Ministro Attle ed il
Segretario agli Esteri, Ernest Bevin, e due riassunti per le discussioni del tri-
partito (Gran Bretagna, Stati Uniti ed Unione Sovietica) e per quelle della
bilaterale (Gran Bretagna-Stati Uniti) ed uno specifico fascicolo per la "linea
di condotta da seguire" sulle colonie italiane e le isole mediterranee. In
aggiunta ai punti contenuti nel primo memorandum, era messo l'accento sul
fatto che la Gran Bretagna non aveva volontà di annessione di precedenti

