Page 45 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
P. 45

IL TRATTATO DI PACE ITALIANO- LA LINEA DI CONDOTTA DELLA GRAN BRETAGNA   35


             termine della  costruzione e dello  sviluppo delle  armi  a  lungo  raggio,  delle
             armi guidate, delle  mine marittime, dei  siluri,  dei  sommergibili, dei  mezzi
             subacquei e dei mezzi "speciali": la Decima Mas aveva lasciato il  segno! Le
             navi sarebbero state sostituite sulla base del principio "una per una", eccetto
             le corazzate, che non sarebbero state rimpiazzate; non era consentito il pos-
             sesso di navi portaerei. Vi era anche una proibizione all'impiego di apparec-
             chiature tedesche e giapponesi ed all'impiego di tecnici dei due paesi: l'Asse
             non doveva risorgere. La Flotta doveva essere armata con circa 18 000 volon-
             tari  ed  il  servizio  militare  di  leva  era  proibito  (così  come era  proibito  per
             l'Aeronautica). I Capi di Stato Maggiore conoscevano i termini politici e ter-
             ritoriali che il  Foreign Office  desiderava e l'unica ulteriore limitazione alle
             basi che essi  cercarono fu  una proibizione di  tutte le  installazioni terrestri,
             navali ed aeree in Sardegna e Sicilia, al di fuori di quelle ritenute necessarie
             per la sicurezza interna o per le organizzazioni internazionali per il mante-
             nimento  della  pace.  Questo,  spiegarono,  per  ridurre  le  minacce  contro  le
             comunicazioni  britanniche  nel  Mediterraneo.  Con  la  smobilitazione
             dell'Arcipelago delle Pelagie, il mantenimento delle basi tunisine ed algerine
             nelle amichevoli mani francesi,  il  ritiro dell'Italia dal Nord Mrica ed il  tra-
             sferimento  del  Dodecaneso  alla  Grecia,  le  comunicazioni  britanniche  fra
             Gibilterra ed il Canale di Suez sarebbero state virtualmente assicurate.
                 Rimaneva da risolvere il problema della suddivisione del surplus di navi
             della Flotta italiana da dare, quale riparazioni di guerra, a certi alleati, prin-
             cipalmente l'Unione  Sovietica,  ma  anche  la  Grecia  e  la  Francia,  i cui casi
             avrebbero avuto l'appoggio della Gran Bretagna. Come risultato di uno stu-
             pefacentemente stupido consiglio da parte dei suoi consiglieri o di uno stu-
             pefacentemente stupido capriccio proprio, il  presidente Roosevelt,  nel tardo
             dicembre  1943,  aveva  deciso  unilateralmente di  consegnare un terzo della
             Flotta italiana sotto controllo  alleato  all'Unione Sovietica  agli  inizi  di  feb-
             braio 1944, in pagamento di una precedente promessa, fatta a Stalin, di for-
             nitura di navi da guerra. La decisione non teneva in alcun conto il fatto che
             le  navi erano totalmente inidonee per le  operazioni nel profondo Nord  (le
             sole basi sovietiche accessibili), che le unità operativamente utili erano sotto
             l'amministrazione britannica e che il  loro trasferimento avrebbe lasciato gli
             alleati a corto di navi e, infine, che gli italiani avrebbero potuto non collabo-
             rare ed avrebbero potuto rispondere sia con un autoaffondamento delle loro
             navi che con l'ammutinamento. (lS)  Il comune buon senso prevalse e invece
             di ricevere  1,7  corazzate, 2,7 incrociatori, 3,3  cacciatorpediniere e  7,3  som-
             mergibili, la Marina sovietica andò in Gran Bretagna e prelevò una corazzata,
   40   41   42   43   44   45   46   47   48   49   50