Page 55 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA POLITICA DELLA GRAN BRETAGNA NEI CONFRONTI
                DELL'ITALIA E DELL'AREA MEDITERRANEA









                                                               ALDO A.  MOLA



             Il  mezzo secolo ormai trascorso dalle conferenze che da Postdam con-
         dussero, per gradi, alla  stipula, alla  firma  e  alla  ratifica  dei Trattati di  Pace
         consente di valutare eventi e uomini in una visione più pacata di quella pre-
         valente  nei  difficili  tempi  seguiti  agli  armistizi.  Le  grandi  trasformazioni
         avvenute nei rapporti tra gli  Stati a quel tempo schierati su fronti  opposti e
         quelle tra le potenze vincitrici e l'insieme della comunità internazionale aiu-
         tano a comprendere ciò che in quelle vicende era essenziale e ciò che, inve-
         ce, era strettamente legato agli eventi propriamente bellici.
             Una considerazione fondamentale  e  preliminare per l'esatta compren-
         sione delle posizioni tenute dai diversi governi, è la percezione che i singoli
         protagonisti ebbero e non potevano non avere della posta in gioco e dei suoi
         possibili sviluppi. Faccio qualche esempio con riferimento all'Italia, proprio
         per rendere più chiaro il  senso di  questa avvertenza metodologica. Quando
         giunse a  Cleveland, negli Stati Uniti d'America, il  10  gennaio  1947, esatta-
         mente un mese prima dalla firma del trattato di pace a Parigi, in un clima che
         tutti  ricordano  molto gelido  e  preoccupato,  il  Presidente  del  consiglio  dei
         ministri italiano, Alcide De Gasperi, osservò che a Washington e a Chicago
         era  stato  accolto  "da  amico",  a  Parigi,  poco  prima,  come  "cobelligerante",
         mentre a Londra era stato trattato "da nemico".
             Egli  stesso,  però,  il  25  luglio  dell'anno  precedente,  illustrando
         all'Assemblea  Costituente  la  situazione  e  le  prospettive  delle  trattative  di
         pace,  osservò  che  l'Italia  stava  pagando  il  salatissimo  prezzo del  passato  e
         che, in particolare, dagli inglesi "gli italiani erano ricordati soprattutto per il
         pazzo tentativo di strozzare l'Impero inglese impossessandosi del Canale di
         Suez". In quella stessa sede, il capo del governo italiano dovette amaramente
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