Page 58 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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                     In primo luogo il  consolidamento della Repubblica federale  iugoslava,
                 perno della tenuta dell'intero sistema degli Stati mediterranei orientali inclu-
                 si nel quadro "occidentale": dalla Grecia (ove gli inglesi si erano premurati
                 di  annientare  i  comunisti  dell'Elas)  alla  Turchia.  D'altronde  non  va  mai
                 dimenticato che a proposito del Mediterraneo orientale e specificamente dei
                 Balcani  il  premier Winston  Churchill  aveva  sempre  coltivato  una visione
                 della  guerra  nettamente  diversa  rispetto  a  quella  scelta  e  imposta  da
                Washington, anzitutto per allentare la diffidenza di Stalin, il quale lamenta-
                 va  di portare su  di  sé  l'intero peso della guerra.  In secondo luogo,  inchio-
                 dando il governo di Roma e la diplomazia italiana alle due roventi questioni
                 dei  confini  "metropolitani"  - appena  lenite  dalla  decisione  del  24  giugno
                 1946  di  confermare  la  frontiera  settentrionale  (e  quindi  con  Svizzera  ed
                Austria)  in subordine agli accordi diretti De Gasperi-Gruber siglati il  5 set-
                 tembre 1946- Londra (come Parigi e Washington) otteneva che non venisse
                 rimessa  al  centro  della  discussione  la  sorte  delle  ex  colonie  italiane.  Per
                 Londra, infatti, non v'era alcun dubbio che la resa di Cassibile aveva comporta-
                to anche la liquidazione totale di ogni futura pretesa italiana sui territori perdu-
                ti (surrender of rights). Proprio i reiterati tentativi di Roma di strappare qual-
                 che sostanziale modifica di tale stato di fatto  (nell'anno di tempo stabilito il
                 12  luglio  1946 per la definizione dell'assetto futuro dell'ex impero coloniale
                 italiano)  furono  all'origine  dell'irrigidimento  di  Londra  nei  confronti  di
                 qualsiasi rivendicazione di "pace e giusta": la formula ormai usata non solo
                 da Parri, De Gasperi e da quanti altri dovevano giustificare la "cobelligeran-
                 za" e la "lotta di liberazione" (cioè la guerra civile) agli occhi dei compatrio-
                 ti, ma anche da parte dei socialisti, sia "l'occidentale" Giuseppe Saragat, sia
                 lo stesso "frontista" Pietro Nenni, che rivendicava il  riconoscimento delle ex
                 colonie  all'Italia  in  nome  del  lavoro  realizzatovi  dagli  italiani  e  delle  pro-
                 spettive di una nuova ondata emigratoria dalla penisola.
                     In questa stessa ottica quando prese la  parola dinanzi alla Conferenza
                 dei Ventuno  (Parigi,  10  agosto  1946)  De Gasperi dichiarò solennemente di
                 sentire tutto contro di sè, tranne la cortesia dei presenti, e di sapere di trovar-
                 si in condizione di "imputato". In realtà egli sperava soprattutto nel sostegno
                 dei  Paesi  latino-americani  e  dell'elettorato  italiano  negli  Stati  Un i ti
                 d'America. Non deve però stupire che il  punto di vista della Gran Bretagna
                 fosse  del  tutto  diverso  rispetto  alle  attese  italiane  e  che  sulle  decisioni  di
                 Londra avessero un'influenza pressoché nulla anche le decine di migliaia di
                 italiani che  nel corso  della  guerra,  sia  in  Inghilterra,  sia  nelle sue colonie,
                 avevano sposato manifestamente la causa della vittoria sui nazifascisti, ope-
                 rando attivamente allo scopo.
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