Page 57 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA POLITICA DELLA G.B. NEI CONFRONTI DELL'ITALIA E DELL'AREA MEDITERRANEA   47


          Tutto ciò era definitivamente cancellato tanto da indurre - come è stato ricor-
          dato  anche  da  un'attenta esploratrice  dei  nostri  archivi, V anna Vai lati  - a
          inserire  tra  le  ipotesi  fattibili  la  duratura  spartizione  dell'Italia  stessa  in
          quattro parti fra  le  potenze alleate contro Roma  (Gran Bretagna, Francia,
          USA e Grecia).
              Il quadro mediterraneo postbellico agli occhi di Londra appariva però
          mutato anche per altre profonde ragioni. In primo luogo, la dimensione della
          sconfitta bellica  subita  dalla  Francia  nel giugno  1940.  Comunque fossero
          andate  le  cose,  era  chiaro  che  nel  dopoguerra  Parigi  non  avrebbe  potuto
          esercitare - né aspirare a esercitare - il ruolo riconosciutole a Versailles e nel
          secolo XIX, per tacere delle epoche precedenti. La Francia doveva  nondi-
          meno tornare ad assumere una quota significativa di corresponsabilità per
          stabilizzare la pace. Perciò - dopo che all'inaugurazione della conferenza di
          Postdam del luglio 1945 - venne posta in piena evidenza quella che il prof.
          Pietro Pastorelli definisce brillantemente la "primogenitura britannica nella
         coalizione antitedesca",  Londra  si  premurò di  far  inserire  l'armistizio itala
          francese  tra le basi per le trattative in corso. Successivamente, anche quan-
          do non ne condivise lo spirito e pur intralciandole in molti modi (ma sem-
          pre in maniera coperta), Londra non si spinse a osteggiare nettamente né le
          mire  francesi  su  Briga,  Tenda  e  la  rettifica  di  frontiera  itala-francese  al
          Moncenisio, né le richieste di smilitarizzazione di una larga fascia del terri-
          torio italiano in prossimità del confine francese né, infine, i piani di deter-
          minazione del  confine  orientale  itala-iugoslavo che vedeva  proprio Parigi
          fra  le capitali occidentali più indulgenti e - pour cause - nei confronti delle
          esosissime pretese di Tito, chiassosamente sostenuto dall'Unione Sovietica.
          Infatti, mentre quest'ultima puntava a spostare il confine nientemeno che a
          Monfalcone  (inglobando almeno 600 000  italiani), gli USA lo fissavano  ad
          Albana e la Gran Bretagna a Pola, la Francia assecondava la Iugoslavia pro-
          ponendo di fissare  la demarcazione a Cittanova d'lstria:  tutti progetti che,
          alla luce degli eventi successivi, fanno apprezzare, negli interessi degli ita-
          liani, la costituzione temporanea del Territorio Libero di Trieste, che, quan-
          to meno, rimarcò l'italianità della città nuovamente "irredenta" e pose i pre-
          supposti  per  la  sua  piena  reintegrazione  nello  Stato  italiano.  Le  lunghe
          schermaglie sul confine italia-iugoslavo (che causavano in De Gasperi tanta
          "trepidazione": che è il termine usato dal capo del govèrno italiano alla vigi-
          lia  del  suo  intervento alla  seconda  sessione  della  conferenza dei  Ministri
          degli  Esteri,  Parigi,  aprile  1946)  serviva  però  a  nascondere  altro  e,  per
          Londra, molto più importante.
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