Page 59 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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LA l'O LITI CA DELLA C.B. NEI CONFRONTI IlEI .L'ITALIA F I lELL'AREA MEDITERRANEA   49


             Anche la richiesta di "revisione" del Trattato di Parigi - subito affaccia-
         ta da Nenni, come da altri autorevoli esponenti politici italiani- erano desti-
         nate  a  cadere  nel vuoto  e  anzi  a  esasperare  l'irritazione  di  Londra,  impe-
         gnata  su  fronti  di  ben  altra  rilevanza  (dall'India  all'Estremo  Oriente,
         dall'Africa  al  groviglio  israelo-palestinese e  ai  molti  altri  teatri  di  crisi  che
         vedevano  coinvolti  in  primo  piano  interessi  britannici,  rispetto  ai  quali  il
         Mediterraneo  rappresentava  uno  scenario  di  seconda  linea).  Nel
         Mediterraneo del  resto, se di "revisione" occorreva parlare questa riguarda-
         va  il  nuovo peso che vi  avrebbe assunto la  Spagna, realisticamente inclusa
         nell'area occidentale. Al  mutamento di atteggiamento nei confronti dell'in-
         tera questione mediterranea in quell'ambito, verso l'Italia e i suoi problemi
         interni, Londra pervenne nell'ambito della politica di "containment" contro
         il  temuto  espansionismo dell'URSS,  della  guerra  fredda  e  dell'attuazione
         del Piano Marshall. A  quel punto Londra tornò alla concezione originaria
         della  guerra  affrontata  nel  1939,  quando  l'URSS  era  compromessa  con
         Hitler nel patto di non aggressione dell'agosto. La "guerra civile internazio-
         nale"  - cioè  una  guerra  per  la  ditCsa  di  taluni  principi  e  valori,  quali  la
         libertà,  i  diritti  civili  - tornava  di  attualità  per prendere  le  distanze  da  un
         alleato, quale l'URSS, rivelatosi transitorio. Né senza riflessi  interni, come
         si vide a proposito del "caso Laski", dalle aspre polemiche di Churchill con-
         tro la "Gestapo laburista" c,  infine dalla netta contrapposizione fra  la con-
         cezione socialdemocratica dei diritti civili e del progresso economico e quel-
         la comunista sovietica.
             Indubbiamente,  tale  scelta  portò  coerentemente  la  Gran Bretagna - a
         differenza  di  quanto era accaduto nell'Ottocento, quando era stata fautrice
         di  uno status quo  a vantaggio di  sistemi  illiberali e  reazionari  (per esempio
         nell'Impero Ottomano), anche qui e  là,  Italia compresa, aveva incoraggiato
         l'avvento di Stati costituzionali - a sostenere l'espansione di principi liberali
         e liberistici e, quindi, a preparare lentamente mutamenti profondi di cui solo
         negli ultimi anni si  sono vedute appieno le dimensioni.
             Non va infine dimenticato che tanta parte dell'atteggiamento dei suddi-
         ti  britannici  nei  confronti  delle  richieste  italiane  di  sconti  sulle  condizioni
         armistiziali si  spiega anche con le durissime condizioni di vita  introdotte nel
         Regno Unito dopo la pace (razionamento del pane nell'estate 1946, raziona-
         mento  delle  patate  nell'estate  1947 ... ):  misure  indispensabili  per  risalire  la
         china e che rendevano ingrata la memoria di chi (Italia compresa) era consi-
         derata, bene o male, corresponsabile della conflagrazione.
             Come  considerazione  conclusiva  possiamo  dunque  affermare  che,  da
         qualsiasi parte la si osservi, la seconda guerra mondiale fu una catastrofe dalle
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