Page 35 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
P. 35
ESERCITO: STORIOGRAFIA E ARCHIVI 25
A conferma dell'indiscussa validità degli studi condotti dai militari, ricor-
diamo che fu proprio l'autorevole e antesignano Fieri a dichiarare, con estrema
onestà intellettuale, in una replica agli atti del Convegno, il suo debito di stori-
co verso i militari.
Affermava, infatti, che non si era formato solo sui libri, ma di aver avuto
tre insignì maestri: il colonnello Pietro Gilberti, studioso di problemi militari (il
Gilberti era stato collaboratore della "Rivista Militare"), conosciuto nel 1918 nel-
la fortezza di Kanaron in Ungheria, dove entrambi erano finiti prigionieri di guer-
ra ed avevano avuto modo di discutere molto a lungo; il generale Roberto
Bencivenga, noto scrittore militare, con cui aveva intrattenuto per ben 19 anni
una continua corrispondenza epistolare; il generale Krafft von Dellmensingen,
studiato per le sue opere sulla I guerra mondiale, con il quale pure aveva avu-
to una ininterrotta corrispondenza dal 1929 al 1946.
Vale la pena di ricordare come il Fieri avesse tenuto in alto conto un inse-
gnamento del Gilberti, quello della critica costruttiva, che egli ammetteva di aver
esercitato non per fare opera demolitoria e negativa, ma volta sempre a mette-
re in evidenza le capacità militari della nazione italiana. Quella critica che inve-
ce, fraintendendo il Pieri, molti avrebbero esercitato proprio per demolire e
denigrare le istituzioni militari.
È noto a questo uditorio come sulla scia del Fieri si risvegliò, negli studio-
si accademici, l'interesse per la storia militare.
Luraghi fornì, per primo, il contributo più aderente al pensiero del Fieri ed
al suo modo di intendere la storia militare; l'opera principale di Luraghi era però
una storia della guerra civile americana, e non un contributo alla storia militare
italiana, anche se poi egli ha fornito ampi contributi anche in questa direzione.
La ricerca sui temi nazionali, invece, doveva seguire itinerari e approcci di-
versi, che in parte avrebbero osservato e conservato la caratteristica strettamen-
te formale della storiografia militare ed in parte ne avrebbero ampliato i campi
di indagine.
In tali molteplici direzioni si è mossa anche l'attività editoriale dell'Ufficio
Storico.
Da un lato, infatti, l'Ufficio ha portato avanti le serie e le collane librarie dell'area
di ricerca strettamente legata agli aspetti tecnico-operativi, quali le monografie re-
lative a guerre e campagne, alla strategia, agli ordinamenti, alla logistica, ecc.
Dall'altra, ha avviato una serie di opere tese ad estendere i campi di ricer-
ca alla politica, alla sociologia e ad altri aspetti collaterali, ma parimenti impor-
tanti e determinanti per lo studio a giro d'orizzonte della storia militare.
Ricordiamo soltanto alcune delle opere edite in questi ultimi trent'anni, an-
che se non è possibile citarle tutte per ovvi motivi di tempo.
Appartengono alla prima fascia, quella della storia militare secondo la tra-
dizione "classica", le monografie sulla guerra in Africa Settentrionale, nella nuo-
va edizione curata dal generale Mario Montanari; l'imponente opera sulla dottrina
e sugli ordinamenti militari del generale Filippo Stefani; i volumi sulla logistica

