Page 103 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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LE FORZE ARMATE E LA POLITICA 87
Il punto è che - eccezioni a parte _. questa storiografia militare sembra espun-
gere ancora, com'è tradizione, la storia politica dal proprio campo d'osservazione e
mira a presentarsi ritratta nel suo particulare militare. Rispetto a Bovio e Monta-
nari, Filippo Stefani l'aveva già dimostrato qualche anno prima, inaugurando que-
sta serie di grandi opere di storia militare scritte da ufficiali dotati di passione, interessi
e senso storici, e promosse dagli Uffici storici. Stefani non a caso aveva aperto il ca-
pitolo sulle vicende dell'unificazione affermando che "Non si può non restare stu-
piti ed ammirati di fronte all'enormità dello sforzo ed alla validità dei risultati
conseguiti" dall'esercito e dalla classe dirigente fra 1859 e 1866. Stefani era autore
esperto, e notava che la soluzione prescelta nel "1861 era stata una soluzione di com-
promesso. Ma a fronte di Pier i che si era rammaricato nella sua Storia militare del
Risorgimento dell'occasione perduta dalla classe dirigente moderata a fronte dell'of-
ferta dei democratici, Stefani obiettava più rigidamente che "la verità è che l'occa-
sione non ci fu, perché una scelta diversa [da quella cavouriana] avrebbe significato
un'avventura temeraria che avrebbe potuto avere conseguenze funeste".
(Risulta evidente, per inciso, quanto questa storia militare sia assai più "poli-
tica" di quanto voglia sembrare di essere, se 110n altro perché cancella la presenza
di alternative politiche che al tempo pure esistettero: tornando, dal punto di vista
storiografico, a prima di Pieri.) In queste sue pagine la comparazione internazio-
nale è assente, e la Landwehr (ma non il Konfliktzeit) viene nominata ancora solo
per le questioni di organica o di tattica e non come punto di scontro attorno a cui
in Prussia si erano affrontati due diversi modelli di relazioni civili-militari (54).
Se ce ne fosse stato bisogno, quanto un simile approccio di storia militare
si risolvesse in una storia "politica" (e non "tecnica") della politica militare lo
conferma indirettamente anche un'altra imponente opera, questa volta l'ampia
storia del La logistica dell'esercito italiano (1831-1981) di Ferruccio Botti. La
sua narrazione sembra ristretta a questioni tecniche, ma in realtà si allarga spes-
so e si dilunga in considerazioni circa la politicità di quella storia. A differenza
di chi come Stefani vedeva per l'Unità più realizzazioni che crisi, Botti preferi-
sce parlare - a proposito della logistica italiana fra 1859 e 1861 - di un perio-
do "ricco di fecondo lavoro" ma anche "non scevro di difficoltà e insuccessi".
Proprio su alcune valutazioni encomiastiche di Stefani, Botti chiosa che invece
"è lecito operare qualche distinguo a proposito di taluni giudizi ottimistici", af-
fermando che quantomeno a livello della logistica (ma qui si parla del piccolo
per alludere al grande), "vi è stato certamente un progresso anche notevole; ma
la natura, i limiti, la carica innovatrice dei miglioramenti realizzati vanno meglio
(54) Cfr. Filippo Stefani, La storia della dottrilla e degli ordillal11e11ti dell'esercito italiano,
3 voI. Roma, Stato maggiore dell'esercito. Ufficio storico, 1984-89.

