Page 98 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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           essa  perdurava  dal  marzo  1862  al  1866,  assumendo  le  forme  di  una  difesa
           della  democrazia  e  della  libertà  di  fronte  al  conservatorismo e  al  militarismo
           vecchio stile che tornavano alla riscossa sotto il  pretesto della necessità di giun-
           gere all'unità germanica"  (36).
               L'unico scontro, insomma, che Pieri vedeva era quello fra opposte forze par-
           lamentari e politiche su  temi  di  organica  militare,  non fa  modelli  di  relazioni ci-
           vili-militari.  C'erano  invece  a  nostro  avviso  ambedue,  e  il  secondo  non  aveva
           minore importanza del  primo.

               Oggi  è  forse  possibile  chiosare  quella  sua  prospettiva  di  analisi.  Su  alcuni
           punti, ormai,  la  lettma  di  Pieri  appare  infatti  non  più  del  tutto soddisfacente. A
           partire proprio dalle  questioni di  organica militare.  Proprio su  questo punto, sul
           quale  lo  storico  piemontese  aveva  fatto  leva  per erigere tutta  la  sua  costruzione
           (l'opposizione teorica fra  modello prussiano e modello francese in  termini di  or-
           ganica  militare),  la  sua  lezione  è  infatti  stata in  parte  ridimensionata  dagli  studi
           successivi  di  Piero  Del  Negl'O,  che  ha  dimostrato come  il  reclutamento piemon-
           tese fosse  una "mistura sabauda", che impastava elementi di reclutamento di  me-
           stiere  (peso  dell'ordinanza)  con altri  di  coscrizione obbligatoria (.37).  Anche John
           Gooch ha sottolineato che le  difficoltà  di  bilancio impedirono sempre di recluta-
           re per intero i contingenti (38).  Se, come voleva Pieri, gran parte dello scontro del
           1861  è  stato  visto  risolversi  in  un  contrasto fra  diversi  modelli  di  organica e  di
           reclutamento, gli studi successivi hanno insomma spiegato che quei "modelli" non
           erano nemmeno completamente alternativi.
                L'odierna insoddisfazione verso  il  Pieri  risorgimentalista  ha a  che vedere
           con questa accettazione  della  tradizione  nazionale,  un'accettazione aiutata dal-
           la  mancata  comparazione  con  altri  casi  nazionali  di  quanto  in  Italia,  anche  in
           quel 1861, era andato svolgendosi.  Quell'accettazione che era stata cosÌ limita-
           ta  nelle  opere  del  Pieri  storico  della  Grande guerra e  critico di  Cadorna  edite
           fra  anni  Quaranta e Cinquanta (39)  assumeva  contomi abbastanza netti nel  Pie-
           l'i  risorgimentalista  degli  anni  Cinquanta-Sessanta.  La  sottovalutazione  della



                (36)  Piero Pieri, Storia militare del Risorgimento.  Guerre e insurrezioni cit., p. 730.
                (37)  Per la  verità  lo  stesso  Pieri,  in  UIl  passo, se  ne  dimostra consapevole quando scrive
           che "A ben guardare la  riforma ciel  La Marmora rappresentava  un  compromesso tra il  vecchio
           ordinamento piemontese al berti no e  l'applicazione integrale dei  principi  dell'esercito-qualità".
           Piero Pieri, Le  forze  armate  I/ell'età  della  Destra cit.,  p.  29.
                (38)  Cfr.  Piero  Del  Negro,  Esercito,  sta/o,  società.  Saggi  di  storia  militare  cit.,  e John
           Gooch, Esercito,  stato,  società in  Italia  (1870- J 915) cito
                (39)  Cfr. Piero Pieri, L'Italia nella prima guerra  mondiale, Torino,  Einaudi,  1965; e Id.,
           La prima guerra  mondiale  1914-/918. Problemi di storia militare,  (1947) ried.  a cura di  Gior-
           gio  Rochat,  Roma,  Ussme,  1986.
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