Page 96 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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storici militari che fossero, il loro apporto fu soprattutto documentario. Conviene
solo notare che non è forse un caso che i primi storici militari "in divisa" tesero
a silenziare l'asprezza delle polemiche. Come abbiamo ricordato, i primi veri stu-
di furono quelli di Piero Pieri (29): e su questi, e su alcuni studi storico-militari
"ufficiali" più recenti, conviene invece intrattenersi.
Già excombattente spettatore delle polemiche del 1919 su Caporetto, lo sto-
rico Pieri - studiando le infuocate discussioni fra Cavour e Garibaldi sulla costru-
zione dell'esercito nazionale de11861- di fatto rilesse l'unico altro grande dibattito
parlamentare e politico sulle forze armate precedente a quello del 1919. I suoi stu-
di rimangono ancora oggi, dal punto di vista della documentazione, fondamenta-
li. Lo stacco scientifico rispetto alle pubblicazioni precedenti è notevolissimo.
A Pieri non mancò un'apertura internazionale, che anzi era una caratteri-
stica ed un merito precipui delle sue ricerche rispetto a quelle a lui precedenti
o coeve. Ma il suo sguardo internazionale andò alle polemiche sull'organica mi-
litare fra modello prussiano e modello tedesco più che alle questioni del Kon-
fliktszeit, più a Hans Delbrlick che a Otto Hintze. Per questo Pieri limitò il
proprio sguardo internazionale ad una comparazione dei modelli di organica
militare (modello prussiano, modello francese) e non dei modelli di relazioni
politiche civili-militari, che è più restio a mettere in discussione. Il punto era
l'organica: "Due eserciti servivano di modello a quasi tutta l'Europa nel pieno
del secolo XIX: quello francese e quello prussiano ed essi impersonavano per
così dire due principi che dal 1815 si contendevano il campo: se fosse preferi-
bile un esercito piccolo, ben addestrato e bene armato, permeato d'un forte
"spirito militare", oppUl'e un esercito meno scelto ma più numeroso; se si do-
vesse anteporre un piccolo ed agile esercito di professionisti, o almeno di sol-
dati a lunga ferma, ad uno grosso e pesante composto di riservisti; insomma se
la qualità dovesse aver ragione della quantità; ché nell'opinione corrente la qua-
lità era data dai professionisti, mentre i riservisti rappresentavano un elemento
a volte necessario ma di rendimento scarso e ineguale, nella maggior parte dei
casi più dannoso e ingombrante che utile" (30).
Sul fatto che in gioco ci fossero nel "1861 questioni di dinamica politica (di
rapporto fra maggioranza e opposizione) intrecciate a questioni di organica mi-
litare (di scelta di quale modello di organica per le forze armate), ma non di
scelta fra modelli di relazioni fra politici e militari, Pieri tornò più volte sem-
pre però dalla sua prospettiva di analisi. Gli interessava la lotta politica, delle
idee politiche. Il contrasto sulla politica militare era, in fondo, una lotta di idee
(scriveva l'autore di Guerra e politica negli scrittori italiani (31») e il nodo delle
(29) Cfr. in particolare, per quanto segue, Piero Pieri, Le forze armate nell'età della
Destra cito
(30) Ivi, p. 4.
(3 J) Cfr. Piero l'ieri, Guerra e politica negli scrittori italiani, Napoli, Ricciardi, 1955.

