Page 101 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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le prime d'Europa per non dire del mondo ( ... ) non pareva quindi il caso di
procedere a nuove grandi riforme organiche troppo ricche d'incognite ( ... )" (49).
Tanto è vero che secondo Pieri lo stesso Garibaldi, già prima dei dibattiti par-
lamentari della primavera-estate 1861, lo aveva di fatto già ammesso: "Garibaldi
presso Teano il 26 ottobre 1860 aveva salutato in Vittorio Emanuele II il primo
re d'Italia ( ... ) aveva dovuto persuadersi che la funzione dell'esercito meridiona-
le era compiuta, che la mirabile epopea era terminata!" (50).
Pur non perdendo occasione di elogiare i progetti dei democratici, egli fini-
va cosÌ per dare mostra di un accentuato "realismo" nel suo giudizio nei confronti
della classe dirigente liberale moderata: giudizio che, più che articolato ed equi-
librato, era in ultima analisi di approvazione. Tutto l'esito istituzional-militare del
Risorgimento veniva quindi rivalutato con parole impegnative: "l'opera grandio-
sa del La Marmora nel decennio eli preparazione e elel Fanti nel biennio fatidi-
co in cui s'erano decise le sorti dell'Italia nuova ( ... ) il gigantesco sforzo compiuto
intorno al 1860 per la creazione dell'esercito ( ... )" (51).
Gran parte di questi giudizi Pieri avrebbe potuto ripensarli, se almeno aves-
se comparato la situazione italiana con quella tedesca dal punto eli vista delle re-
lazioni civili-militari. Dire questo non significa diminuire, ma solo contestualizzare,
l'importanza degli studi dell'ultimo Pieri. Non si dimentica qui che un altro ele-
mento non secondario della sua opera - e che ne ribadisce lo stacco rispetto alla
pubblicisti ca storico-militare precedente - era la costante attenzione a rivalutare,
talora anche oltre i suoi stessi meriti, la classe dirigente liberale e i suoi tentativi
di mantenere un controllo civile dei militari. Rispetto ai militari e al regime fa-
scista che avevano accusato la classe dirigente liberale di non aver preparato a suf-
ficienza l'esercito, il Leitmotiv del volume di Pieri su Le forze armate nell'età della
Destra (come già nella sua Storia militare del Risorgimento) era invece quello di
valorizzare il tentativo eli controllo elei militari da parte tanto del governo e di
(49) Ivi, p. 45.
In altre pagine Pieri fu più consapevole dell'assetto politico-istituzionale dei dibattiti mi-
litari del 1861: "Il trionfo dell'elemento militare e conservatore era completo". Piero Pieri,
Storia militare del Risorgimellto. Guerre e illsurreziolli cit., p. 743. Ne traeva semmai una con-
solazione, diciamo, provvidenziale: "se tUllavia il Piemonte non poté vantare i trionfi prus-
si ani, ciò valse anche ad impedire la formazione e il predominio in Italia di una casta militare
invadente, conservatrice e portata fatalmente a trascinare il paese allo sbaraglio" (Piero Pieri,
Le forze armate nell'età della Destra cit., p. 69). Un'assenza di militarismo che, a suo parere,
non faceva altri che perpetuare una lunga continuità: "Qui (in Italia) non esisteva una casta
militare saldamente costituita da almeno un secolo". Ivi, p. 53.
(50) Ivi, p. 55.
(51) Ivi, p. 85.

