Page 102 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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           Cavour quanto del  Parlamento e  di  Garibaldi:  giudizio che gli  storici successivi
           avrebbero ridimensionato,  ma  la  cui  rilevanza anche  polemica si  comprende ri-
           pensando al  clima del Ventennio nel  quale l'ex-capitano degli alpini  Pieri si  era
           formato.  Ma anche questa valutazione  non  può  passare sotto silenzio la  rivalu-
           tazione di fatto che il  Pieri risorgimentalista degli anni Cinquanta-Sessanta compÌ
           del  processo  di  unificazione  militare.
                L'altra  area  di  studi che una comparazione  internazionale "scopre" sono gli
           studi  storico-militari  "ufficiali"  recenti.  Essi  pervengono  a  giudizi  e  conclusioni
           che una problematizzazione (o almeno diversa problematizzazione) del punto del-
           le  relazioni civili-militari avrebbe potuto mutare.
                A  dir  la  verità,  saremmo  piuttosto  restii  ad  adottare  un'etichetta  come
           quella di storiografia  militare,  diciamo,  "ufficiale"  per le  opere  promosse dagli
           Uffici  storici:  una  categoria  che  finisce  per tenere  assieme  autori  e  opere  dalle
           diverse  finalità  e  dal  diverso  spessore.  Eppure  alcuni  caratteri  e  punti  di  COI1-
           tatto  ancora sussistono  in  questa  storiografia  "in  divisa":  fra  di  essi  proprio la
           non comparazione internazionale e l'assenza della problematizzazione del punto
           (della  possibile  trasformazione)  delle  relazioni  civili-militari.
                Tali  caratteri sono certo declinati  con accenti  diversi.  Nella  ricostruzione
           complessiva di  Oreste Bovio, ad esempio, le vicende che stiamo rileggendo so-
           no tutte presenti. Ma tutta la nascita dell'esercito italiano, a partire dallo scon-
           tro  La  Marmora-Fanti,  è  vista  quasi  come  miracolosa  e  provvidenziale.  I
           giudizi  sono netti e  irrevocabili:  il  profilo di  Garibaldi  e  la  sua  proposta  poli-
           tica della primavera-estate  1861  sono giudicati eversivi e  inaccettabili, mentre
           l'azione di Cavour è riassunta sotto l'etichetta di un operato saggio, previdente,
           realistico (52).
                Altri e  più  leggeri  accenti  si  leggono nell'opera  di  Mario  Montanari.  Nel-
           le  sue  pagine  l'esito  preso  dalla  storia  appare,  soprattutto,  inevitabile.  Eppure
           la  ricostruzione  offerta  da Montanari  è  una  delle  pochissime  che  sin  dal  ti tolo
           non solo non cela i con tatti fra  evoluzione della politica generale e vicende del-
           la  politica militare.  Inoltre essa chiama  in  causa  modelli  e  letture straniere,  an-
           che se per criticarle come fa con l'opera di Rustow e la sua analisi di una possibile
           grande  riforma  milit::ue  italiana (53).



                (52)  Cfr.  Oreste  Bovin,  Storia  dell'esercito  italù/l/o  1861-1990,  Roma,  Ussme,  1996.
           Dello stesso cfr.  anche  Ici.,  L'Ufficio Storico  dell'Esercito.  Un  secolo  di storiografia  militare,
           ivi,I9H7;  Ici.,  L'araldica dell'esercito,  ivi,  19R5;  e  Ici.,  Le  bandiere dell'esercito,  ivi,  1985.
                (53)  Cfr.  Mario  Montanari,  Politica  e strategia  iII  cento alllzi  di  guerre  italiane,  voI.  I,
           Il {Jeriodo  risorgimentale,  Roma,  Ussme,1996.
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