Page 95 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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LE FORZE ARMATE E LA POLITICA 79
una corporativa domanda degli ufficiali garibaldini che, sciolto il loro esercito e
ammessi col contagocce nell'esercito regolare, rischiavano di trovarsi senza occu-
pazione; né la questione della Guarda nazionale mirava solo all'ampliamento ul-
teriore dell'esercito (sino a fargli perdere del tutto i caratteri del piccolo esercito
lamarmoriano di caserma), al riconoscimento del ruolo del partito d'azione nel
processo di unificazione nazionale e all'impegno alla prosecuzione della guerra
d'indipendenza sino alla presa di Roma. Porre in Parlamento il riconoscimento
dell'esercito garibaldino e l'istituzione della Guardia nazionale non si restringeva
a pur fondamentali questioni di organica militare.
Viste nella prospettiva del quasi contemporaneo Konfliktszeit, quelle richieste
della democrazia rappresentavano infatti implicitamente il banco di prova di
quale dovesse essere il baricentro dei poteri nel processo decisionale della poli-
tica militare dell'Italia unita: o - in altri termini - del senso dei rapporti fra ci-
vili e militari. La sconfitta patita dai democratici e da Garibaldi delineò il
modello costituzionale dei rapporti fra politica e forze armate nel complesso
dell'Italia liberale a tutto vantaggio della Corona e in subordine del governo, a
scapito del Parlamento.
La pur fondamentale questione di organica militare derivata da quelle scel-
te politiche - e cioè che l'esercito italiano del 1861, né prussiano né francese, non
fosse adatto alla guerra (come avrebbe dimostrato nel 1866, costringendo i mili-
tari a risolversi al sistema prussiano dopo il 1870) - da questo punto di vista ap-
pare quasi secondaria. L'impreparazione alla guerra era infatti anche essa stessa
una conseguenza di quel modello di relazioni politiche fra civili e militari.
Come si è detto, alle vicende delle richieste garibaldine e della risposta di
Cavour, gli storici hanno sempre prestato attenzione: a partire da Pieri che più
approfonditamente di altri le aveva delucidate. E da allora esse sono sempre sta-
te ricordate, nelle opere di sintesi di storia militare come in quelle di storia ge-
nerale: dato che costituisce una riprova della rilevanza annessavi.
Ma l'ottica da cui si è prevalentemente guardato a quelle vicende è rimasta
un'ottica di storia politica e non di storia della politica. La storiografia è stata in-
teressata ael esse in quanto episodi ed eventi e non in quanto modello delle rela-
zioni fra civili e militari, come invece uno sguardo comparato o quanto meno un
accostamento con le analoghe vicende tedesche suggerisce immediatamente.
Adottare quindi un'altra ottica (dei modelli di relazione civili-militari) porta a ri-
considerare alcune conclusioni di questi studi.
Non converrà infierire sulle primissime ricostruzioni di quelle vicende pro-
dotte dalla storiografia otto-primonovecentesca. Eruditi biografi, storici liberali o

