Page 111 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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L'ESERCITO SCUOLA DELLA NAZIONE PER "l'AIO'" GLI ITALIANI 95
pubblicato da Pietro Del Negro nel 1979 nel volume Esercito, Stato, Società (4),
questa scelta sembrava infatti essere stata compiuta una volta per tutte a cavallo
degli anni Ottanta-Novanta quando si ebbe una improvvisa, quanto breve, onda-
ta di interesse per il tema finalmente affrontato in termini critici, pur nella di-
versità di ispirazione e di approdi.
Ne derivò una produzione di una certa consistenza, soprattutto di saggi, che
qui indicherò in ordine di pubblicazione. In particolare, mi riferisco al saggio di
Angelo Visintin, Esercito e società nella pubblicistica militare dell'ultimo Otto-
cento (5), a quelli di Nicola Labanca, Una pedagogia militare per l'Italia liberale: i
primi giornali per il soldato (1866-1915) (ii), e I programmi dell'educazione mo-
rale del soldato. Per uno studio sulla pedagogia militare nell'Italia liberale (7), al
volume di Virgilio Ilari, Storia del servizio militare in Italia (g). A questi sia con-
sentito aggiungere i due saggi sul tema pubblicati da chi scrive su "Storia con-
temporanea" rispettivamente nel 1990 e 1992 (9).
Da allora il tema è sembrato perdere di nuovo l'interesse degli studiosi. Sol-
tanto recentemente, Marco Mondini , nel saggio Esercito e Nazione, apparso nel
"Quaderno" della Società italiana di Storia militare pubblicato nel 2001, è torna-
to sull'argomento facendo il punto sul dibattito e sullo stato della ricerca (lO).
Manca però a tutt'oggi un'opera di insieme sul tema. Manca, ad esempio
un'opera che indaghi se anche per l'Italia valga l'analisi fatta da Georg Mosse
per la Germania guglielmina circa la incompatibilità fra "nuova politica" come
manifestazione di processi di nazionalizzazione intesi come prodotti prevalenti
dell'iniziativa spontanea della società, rispetto all'azione proveniente "dall'alto"
(dalle istituzioni militari in primo luogo) e come tale destinata a rimanere estra-
nea a tali iniziative e sostanzialmente inefficace; o se, invece, per l'Italia possa
parlarsi di un ruolo positivo dei militari i quali, in assenza di una estesa rete di
(4) P. Del Negro, Esercito, Stato, Società, saggi di storia militare, Cappelli, Bologna, 1979.
(5) In "Rivista di Storia Contemporanea", gennaio 1987, p. 31-58.
(6) In "Rivista di storia contemporanea", n. 4, 1988.
(7) In Esercito e città dall'unità agli anni tre/Ifa, Perugia, Deputazione di Storia Patria
per l'Umbria, 1989, p. 521-536.
(8) Cfr, voI. Il, La nazione Armata, "Rivista Militare", Roma, 1990.
(9) Per l'esattezza: Il mito della "nazione armata", in "Storia Contemporanea", dicem-
bre 1990, n. 6, p. 1149-1195 e L'educazione nazionale militare nell'Italia liherale. I convitti na-
zionali militarizzati, in "Storia contemporanea", n. 6, dicembre 1992, p. 939-999; cfr. anche
Esercito, nazione e società civile in " Rivista Militare" n. 2, marzo-aprile 1998, p. 116-127.
(10) M. Mondini, Esercito e nazione. Il ruolo dei militari nel processo di nazionalizzazio-
ne fino alla Grande Guerra, in Società Italiana di Storia Militare, Quaderno 1996-7, p. 103-163,
ESI, 2001.

