Page 114 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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98 GIUSEPPE CONTI
In questo ambizioso progetto pedagogico, che a giudicare dalla lettura della
stampa militare del tempo non sembra avere grosse opposizioni, l'ufficiale diven-
tava una sorta di maestro aggiunto: maestro elementare e di vita al tempo stesso,
impegnato da un lato a insegnare a leggere e fare di conto alle migliaia di fanti
contadini che ogni anno la leva sfornava, dall'altro a fornire loro una educazio-
ne civica e morale, nazionale e laica che integrasse - e in molti casi sostituisse -
quella che le famiglie e la scuola, a parere dei militari, non erano in grado di da-
re, o perché sottoposte all'influenza nefasta del prete, nemico del nuovo stato,
esercitata attraverso il ruolo determinante della figura materna, (è il caso della fa-
miglia), o per inadeguatezza ai nuovi compiti (è il caso della scuola).
Ecco allora l'ufficiale, nuovo "sacerdote laico" della religione di patria, per
dirla con Marselli, pronto a impegnarsi durante i lunghi mesi invernali per forni-
re un'istruzione elementare a una truppa in gran parte analfabeta (attorno al 700/0
e più, almeno nella fase iniziale di vita del regno).
Questo è un altro punto sul quale occorrerebbe indagare a fondo per appu-
rare il ruolo giocato nell'opera di alfabetizzazione dalle "scuole reggimentali",
nell'Italia liberale. Nei confronti di questa esperienza si è quasi sempre usato un
tono ironico e liquidatorio: si è parlato talvolta di "scolette" reggimentali, bol-
lando l'esperienza come fallimentare e assolutamente ininfluente nella battaglia
contro l'analfabetismo: può darsi che sia così, ma occorre studiare il problema,
eventualmente anche in relazione ad analoghe iniziative prese in campo civile: an-
che in questo caso manca ancora qualsiasi indagine scientificamente fondata.
Sempre in questo secondo periodo preso in esame, a cavallo fra gli anni Set-
tanta e Ottanta, si registrano due provvedimenti legislativi potenzialmente di
grande utilità ai fini di quella preparazione premilitare che la riduzione del pe-
riodo di leva faceva ritenere sempre più necessaria: mi riferisco all'introduzione
della ginnastica obbligatoria del Regno (1878) voluta dal ministro De Sanctis, e
al riconoscimento del titolo di studio come strumento propedeutico alla leva (1882).
A metà strada fra l'istruzione e l'educazione del soldato, sempre negli anni
Ottanta-Novanta vanno registrate numerose iniziative prese, sotto l'egida del Mi-
nistero della Guerra, da Nicola Marselli, segretario generale del ministro Ricotti,
fra 1'84 e 1'87. AI generale napoletano, si deve, tra le altre, l'idea del concorso,
bandito dal Ministero della Guerra, per un "libro di educazione pel soldato ita-
liano", da premiarsi con 5.000 lire che vide la partecipazione di trenta autori;
analogamente per quanto riguarda il "giornale pel soldato" pubblicato fra il 1886
e il 1893 intitolato "La Caserma".
Sono questi anni di grande entusiasmo e fervore per i Marselli, i Corsi e i
loro seguaci, i numerosi giovani ufficiali che prendono parte al vivace dibattito
su questi temi che ha luogo sulla stampa militare del tempo. Sono però anche gli
anni nei quali i militari, forse ingannati dal clima culturale che si diffonde nel

