Page 113 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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L'ESERCITO SCUOLA DELLA NAZIONE PER "FARE" GLI ITALIANI 97
della quale furono privati da governi tirannici nel corso di tre secoli di servitìl;
durante i quali - non a caso - la prima preoccupazione dei governi oppressori era
stata appunto quella di render! i imbelli: questo, sommariamente riassunto, è un
pò il topos comune della ricostruzione dei tre secoli che avevano preceduto il "ri-
sveglio nazionale" presente nella pubblicistica risorgimentale, democratica o mo-
derata che fosse,
All'indomani dell'Unità, l'esercito italiano si presentava dunque come artefi-
ce del riscatto nazionale, e dell'unificazione nazionale, ma anche della rigenera-
zione fisica e morale degli italiani che attraverso di esso, mentre ritempravano il
corpo, imparavano ad amare la libertà, a rispettare le leggi e cosÌ via, L'esercito
italiano, più di ogni altra istituzione, provvedeva a diffondere "la grande idea uni-
taria", affermava nel Ul65 un giovane ufficiale (12); qualche anno più tardi "fat-
tore primissimo di nazionale unità" lo definiva Carlo Corsi che vedeva in esso
altresì "una scuola di patriottismo, di civiltà, di ogni sociale virtù" (13),
Questa visione delle cose sembrò vacillare di fronte alla terribile prova del 1866:
un trauma che produsse ferite profonde e durature all'immagine forse eccessiva-
mente romantica e un pò oleografica che le forze armate avevano ereditato dalle
guerre risorgimentali. Ma, soprattutto, produsse danni all'autostima degli ufficiali.
Nonostante tutto, però, le forze armate superarono il difficile momento, grazie an-
che all'opera di "autoriforma", per così dire, ispirata, per quanto riguarda l'eserci-
to, a quel modello prussiano che tra il '66 e il '70 si imponeva all'ammirazione
dell'Europa e del mondo con la forza delle vittorie sui campi di Sadowa e di Sedan,
È indubbio che a partire dalla metà degli anni Settanta, con l'entrata in vi-
gore delle riforme Ricotti, il modello dell'esercito "scuola della nazione" compi-
va un salto decisivo e, in definitiva, poteva realizzarsi pienamente quella che era
stata finora un'aspirazione, Ora che l'adozione del servizio militare obbligatorio
universale facendo passare - come si diceva - "l'intera nazione" adatta alle armi
nelle file dell'esercito, portandola a vivere due o tre anni nella caserma, aveva tra-
sformato l'esercito permanente in una "nazione armata", ora davvero l'esercito
poteva proporsi - anche nei numeri - come autentica "scuola comune dei nostri
popoli" - per dirla ancora con Corsi,
In effetti, a partire dalla metà degli anni Settanta, per circa una ventina d'an-
ni, assisteremo a una crescente ondata di iniziative, tese a fare dell'esercito italia-
no la vera "scuola della nazione",
(12) M. Fanoli: Riflessiolli sugli eserciti perll/allellti e particolarmellte sull'attuale eser-
cito italial/o in "Rivista IVlilitare", ottobre-novembre I X65, p. 22 e 23.
(13) Carlo Corsi: I X44-1 X69. Venticillque al1/Ii iII Italia, Fircnze, Faverio, 1870, Vo-
lumc Il, p. 27.

