Page 116 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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era costato infatti al suo autore, il capitano Alberto Lyautey, un lungo periodo
di volontario esilio in colonia per far dimenticare lo scandalo suscitato con le
sue affermazioni (14).
In realtà, il giovane ufficiale, seguace di Ozanam e di De Mun, cattolico e
monarchico, certamente tutt'altro che un pericoloso sovversivo, si era limitato a
incitare i propri colleghi, sempre meno impegnati in azioni di guerra, a impiega-
re utilmente il crescente tempo a disposizione facendosi educatori dei propri sol-
dati. Soltanto all'inizio del nuovo secolo, con l'avvento al ministero della guerra
del massone generale André le idee di Lyautey - ironia della sorte - si poterono
trasformare in realtà e divenire quasi dottrina ufficiale, diffondendosi in Europa
e, particolarmente in Italia.
Occorre dire che, una volta tanto, l'accoglienza fu cauta e guardinga verso
un prodotto d'oltralpe, poiché la novità proposta tale non era agli occhi di mol-
ti: si rivendicò infatti in questo campo il diritto di primazia richiamandosi ap-
punto alle idee di Nicola Marselli che già vent'anni prima aveva introdotto in
Italia idee simili, senza suscitare scandalo alcuno. Si distinse in questa battaglia il
capitano Fabio Ranzi che negli ultimi anni del secolo dette vita al giornale "Armi
e progresso", ispirandosi alla guida di Corsi e, soprattutto, di Marselli, da lui con-
siderato il fondatore della "nuova morale militare".
L'ufficiale dei tempi nuovi continuerà ad assolvere ai suoi alti compiti con im-
mutato spirito, evitando di sostituirsi ad altri soggetti educativi: famiglia e scuola:
il suo raggio d'azione sarà la caserma, dove accoglierà, almeno questo è l'auspicio,
una gioventù già fornita di solide "virtù cittadine" dai genitori e dagli insegnanti.
Ormai l'esercito non sarà più, come in passato, il "crogiuolo forzato "degli
italiani e ali' ufficiale basterà mettere a disposizione della comunità i propri idea-
li per essere ancora il "sacerdote della patria" e l"'apostolo del dovere", secondo
la lezione di Marselli (15).
A conclusione di questa breve analisi, una considerazione mi sembra neces-
saria circa la difficoltà di tracciare un bilancio del ruolo avuto dall'esercito nell'ope-
ra di nazionalizzazione della gioventù italiana nel periodo compreso dall'unità
allo scoppio della Grande guerra. Tale difficoltà deriva da due ordini di proble-
mi: da un lato, ovviamente, sul piano generale, dalla natura dell'argomento, co-
me ben sa chi si trova ad operare nel campo della storia delle idee, della cultura,
(14) Cfr. Paul Marie De La Gorce, L'esercito francese da Sedan all'Algeria, Il Saggiatore,
Milano, 1967, p. 133 e sg.; Raoul Girardet, La Société militaire dans la France contemfJoraine
1815-1939, Librairie Plon, Pari s, 1953, p. 279 c sg.
(15) Queste tematiche erano state da noi anticipate nel già citato Esercito, nazione e
società civile, in particolare p. 122 e sg.

