Page 112 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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organizzazioni popolari "nazionalizzanti" (tiro a segno, ginnastica, cori ecc.) come
quelle tedesche, si siano a queste sostituiti, di fatto, proponendosi come agenti at-
tivi di "nazionalizzazione" dando vita a un processo culturale sui generis, certa-
mente diverso da quello proposto da Mosse, una sorta di "via italiana alla
nazionalizzazione": un cammino tutto da percorre, per gli storici. Un tentativo in
tale direzione era stato intrapreso qualche anno fa da Jacob Vogel mettendo a con-
fronto l'esperienza di Francia e Germania, ma da noi non ha avuto seguito (11).
Si tratta certamente di una ricerca lunga e difficile ma che potrà dare buoni
frutti utilizzando a fondo le diverse fonti disponibili ancora largamente inesplo-
rate: i documenti d'archivio, certamente pochi, ma meritevoli di un attento con-
trollo; le fonti a stampa, ricchissime, rappresentate dalle centinaia di lavori, pubblicati
in quegli anni sulle vicende delle forze armate in forma di volumi, di saggi ap-
parsi sulle riviste militari e non, oltre alla mole enorme degli articoli contenuti
dai giornali militari pubblicati nell'Italia liberale con diversa periodicità: baste-
rebbe per tutti citare i due quotidiani militari "L'Italia militare" - poi "Italia mi-
litare e Marina" dalla metà degli anni Novanta - e 1'''Esercito italiano", autentiche
miniere per comprendere le idee del mondo militare del tempo. Ancora, gli atti
parlamentari, altra fonte preziosa e irrinunciabile per l'argomento sui quali si è
scavato ben poco.
Entrando nel merito della nostra analisi, in questa sede mi limiterò a una
schema tic a periodizzazione del problema, indicando gli aspetti essenziali di cia-
scuno periodo. A grandi linee dividerei l'arco temporale che va dall'unità alla
Grande guerra in tre sottoperiodi suscettibili, peraltro, di ulteriori aggiustamenti
interni: 1861 - inizio anni Settanta; anni Settanta - metà anni Novanta; secon-
da metà anni Novanta; - prima guerra mondiale.
Il punto di partenza, per convenzione, è la proclamazione del Regno d'Ita-
lia e la nascita dell'esercito nazionale, ma forse occorrerebbe andare ancora a ri-
troso, alla ricerca di quel modo di intendere l'esercito come scuola: nell"'armigero"
Piemonte, e, ancora prima nelle vicende del periodo prerisorgimentale, quando
gli eserciti della Repubblica cisalpina e del regno italico costituirono - a parere di
Franco Della Peruta - un'anticipazione - seppure in forma embrionale - del cro-
giolo di patriottismo, di unità nazionale che sarebbe stato poi l'esercito italiano.
Già in quei lunghi decenni di preparazione l'esercizio delle armi era visto co-
me una cura necessaria e indispensabile - per dirla col D'Azeglio - per ridare agli
italiani il "carattere", per restituire loro quella virilità che fu degli antichi padri e
(11) J. Vogel, La legittimazione rituale della "nazione in armi". Esercito, Stato e Società
civile nelle manifestazioni militari in Germania e Francia (1871-1914), in "Quaderni storici",
n. 94, aprile 1997, p. 105-201.

