Page 148 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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               Le  prime  delineazioni  delle  spese  militari  sono  dunque  determinate  non
           tanto  da  precise  concezioni  strategiche,  quanto  dal  difficile  equilibrio  tra  la
           volontà di  concludere il  processo unitario, all'interno e all'esterno, che richiede
           un esercito più forte e modernamente armato e la necessità di  limitazioni detta-
           te  dalle  ristrettezze  del  bilancio.  Né  mancano  le  voci  allarmate  di  chi  segnala
           che gran parte delle  spese  militari, sia  dell'esercito che della  marina, si  rivolga-
           no all'estero in  contraddizione con le  esigenze  del  bilancio,  ma in linea con le
           debolezze dell'industria italiana.
               Quando il  processo  di  acquisizione  di  Venezia  e  Roma  sarà concluso con il
           primo decennio  di  vita  dello stato,  nuove  esigenze  vengono avvertite  dalla classe
           politica e abilmente inoculate nella nazione:  la  neçessità di  una politica mediterra-
           nea che non si  limiti ai  cordiali quanto indispensabili  rapporti con la  Gran Breta-
           gna ma acquisti una sua autonoma dignità, la volontà di iniziare una politica colo-
           niale in Africa che affianchi l'Italia alle grandi potenze europee, il  dovere infine di
           recuperare l'antica opera civilizzatrice di Roma nel Mediterraneo ed in AfriCa.
               Obiettivi  ambiziosi  che,  nonostante  il  corso  forzoso  iniziato  nel  1866  è
           abolito solo nel  1882, a  dimostrazione  dell'estrema  debolezza della  finanza ita-
           liana, trovano ascoltatori e seguaci sempre più numerosi, nonché appoggio poli-
           tico da parte dei governi della Sinistra che nel  1876 conquistano il  potere e infi-
           ne il deciso sostegno di Umberto I che succede al  padre nel  1878. Inoltre la Sini-
           stra  ha  dato  spazio  alle  scelte  protezioniste,  a  nuove  alleanze  internazionali,  ai
           crescenti interventi di industriali, militari, coalizioni bancarie e gruppi finanziari
           i  quali  identificano  la  creazione  di  un'Italia  realmente  al  livello  delle  grandi
           potenze  europee,  ma  non  meno il  raggiungimento  dei  loro  interessi  personali,
           nella  formazione  di  una grande industria  pesante  che,  per emergere,  deve  fon-
           darsi sulle  commesse  militari  che  essi  collegano  con  una  politica  di  espansione
           nel Mediterraneo e in Africa.
               Con  una  netta  inversione di  tendenza  rispetto  alle  decisioni  degli  ultimi
           governi  della  Destra, che hanno diminuito le  spese militari  a causa del  preoc-
           cupante deficit del bilancio statale e dell'aumento del debito pubblico riducen-
           dole a circa 200 milioni,  i bilanci militari  dello stato si  rianimano e si  gonfia-
           no in un crescendo che Crispi,  nel  1887 primo presidente siciliano e meridio-
           nale  della  storia  italiana,  favorisce  anche  in  rapporto  con  la  creazione  nel
           1883 del grande polo siderurgico di Terni che dovrebbe garantire una parziale
           autonomia bellica.
               Purtroppo la dolorosa guerra etiopica, che è passata per Dogali e si  conclu-
           de  con Adua, stronca desideri e speranze dopo un poderoso impegno dell'eserci-
           to e della marina italiana che ha portato in Africa oltre 100.000 uomini. Né può
           essere ignorato il  peso  economico della spedizione in Cina e il  mantenimento di
           presidi militari in Estremo Oriente.
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