Page 194 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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terzo partito, quello del disimpegno, chiaramente espresso dal presidente del
Consiglio Di Rudinì che nel 1891 dichiarò alla Camera essere sua intenzione di
"stare in pace con Menelik ed in pace con i capi, senza seguire né politica scioa-
na né politica tigrina, rinunciare ad ogni tentazione di andare oltre al triangolo
Massaua-Cheren-Asmara verso il contrastato confine del Mareb; procedere ad
una graduale trasformazione della colonia da militare in civile e commerciale" (2).
l:oscillazione della politica coloniale del Governo determinò poi l'andamen-
to altalenante delle risorse finanziarie concesse alla colonia, sempre scarse e sem-
pre elargite in ritardo rispetto alle necessità dell'esercito.
Come era naturale, nell'ambito dell'esercito non esistevano ufficiali cono-
scitori dell'arabo e delle altre lingue parlate nella zona di Massaua né pubblica-
zioni che potessero offrire agli ufficiali destinati in Africa una guida sicura per
aprire un dialogo con gli indigeni. Non esisteva neppure il pur necessario sup-
porto cartografico. l:lstituto Geografico Militare, pressato da molto più sentite
esigenze per la cartografia nazionale, si era limitato a riprodurre carte generali
dovute a cartografi stranieri e solo nel 1888 inizierà ad impiantare una regolare
rete geodetica in Eritrea e solo nel 1890 pubblicherà una eccellente carta del
territorio compreso nel triangolo Massaua-Cheren-Asmara, non estesa ai confini
meridionali per motivi economici.
AI quadro generale di incertezza, di improvvisazione, di insipienza si aggiun-
se un altro fattore negativo: la rapidissima rotazione dei comandanti-governatori
della colonia: dal 1885 al 1892 Saletta, Genè, ancora Saletta, Asinari di San Mar-
zano, Baldissera, Orero, Gandolfi, Baratieri. Molto difficile, per non dire impos-
sibile, che questi ufficiali potessero acquisire una sicura conoscenza della situazio-
ne e perseguire una politica coerente e costante in un settore così delicato, e per
gli italiani del tutto sconosciuto, come l'organizzazione di un esercito coloniale.
l:ltalia non costituì un esercito coloniale separato da quello nazionale, basa-
to essenzialmente su truppe indigene regolari con una piccola aliquota di reparti
nazionali, come fece, ad esempio, l'Inghilterra in India. Nell'esercito anglo-india-
no i reggimenti di fanteria, di cavalleria erano costituiti da indigeni, l'artiglieria
era invece costituita cla volontari inglesi.
Anche la legge ciel 7 luglio 1900 che istituì il Regio Corpo Truppe Coloniali
non separò nettamente questo dal Regio Esercito.
I criteri adottati per gli ufficiali sancirono la non separazione tra i due orga-
nismi. I possibili indirizzi erano due, la formazione di un ruolo specifico di uffi-
ciali coloniali oppure l'assegnazione temporanea alle truppe coloniali di ufficiali
dell'esercito metropolitano.
(2) Gioacchino Volpe, Italia moderna 1815-1915, Sansoni, Firenze 1945-1952, voI. I,
p.351.

