Page 195 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
P. 195

SIGNIFICATO  E  NATURA  DELL'ESERCITO  COLONIALI':                     179

            Entrambi gli  indirizzi  presentavano  vantaggi  e  svantaggi.  Il  primo offriva  la
        disponibilità  di  quadri  esperti,  rotti  alle  insidie  dell'ambiente,  ricchi  di  iniziativa
        ma inevitabilmente poco aggiornati sui  problemi tattici degli scacchieri europei, il
        secondo permetteva di seledonare su  base  molto ampia gli  elementi da  inviare in
        colonia e dava  modo  a  molti  ufficiali  di  fare,  anche  in  tempo  di  pace,  una certa
        esperienza  bellica,  ma  presentava  il  grave  inconveniente  di  mettere  in  comando
        ufficiali  non specificamente preparati e che appena si  orientavano ed iniziavano a
        comprendere la  truppa ed a  farsi  comprendere erano sostituiti da altri,  inesperti.
        Cltalia scelse il  secondo indirizzo.
             In  tempo  di  pace  la  mancanza  di  una  preparazione  specifica  poteva  essere
        annullata dalle  esperienze  fatte  nel  primo  periodo di  permanenza in  colonia,  ma
        in  tempo  di  guerra  il  tempo  per  imparare  sarebbe  venuto  a  mancare.  Indubbia-
        mente  la  poca  esperienza  dei  quadri  più  elevati  in  grado  pesò  non  poco  sulle
        decisioni  assunte  dal  generale  Baratieri  la  sera  del  2g  febbraio  1896.  Il  capo  di
        Stato Maggiore, colonnello Valenzano, era giunto il  7  gennaio,  il  generale Alber-
        tcme il  9, il  generale Daborillida il  2g, il  generale Ellena il  17 febbraio!
            Mentre  gli  ufficiali  con  più  anzianità  di  colonia,  maggiore  Salsa  in  primis,
        erano del  parere di  non affrontare  l'esercito abissino  in  campo aperto data  la  sua
        enorme superiorità numerica,  i nuovi giunti  educati allo  spirito offensivo e deside-
        rosi  di  prendere parte ad episodi bellici brillanti, sottovalutavano l'avversario e pre-
        mevano l'ormai incerto e sfiduciato comandante in capo per una azione offensiva.
             La  scelta  fatta  incise  naturalmente  anche  sulla  truppa:  la  prima  guerra
        d'Abissinia  fu  sostenuta,  infatti,  da giovani  soldati  in  ferma  di  leva,  di  qui  il  cla-
        more suscitato in  Italia dai  massacri  di  Dogali  e di  Adua.  Sotto  il  profilo militare
        la  decisione di  operare in Africa  prevalentemente con clementi nazionali fu  anco-
        ra aggravata dal sistema impiegato per costituire i corpi di spedizione.
             Il  ministro della Guerra, generale Ricotti-Magnani, dispose che il  contingen-
        te che doveva sbarcare a  Massaua fosse  costituito da reparti di  formazione,  vale a
        dire con elementi di varia provenienza.
             In  particolare il  battaglione bersaglieri  ricevette una compagnia dallo, 4°,  ]D
        cd 8°  reggimento bersaglieri, scelte per sorteggio.
             Poiché  la  forza  del  tempo  di  pace  era  il  40%  dell'organico,  le  compagnie
        furono  rinforzate con personale  tratto eia  altri  reparti  del  reggimento selezionati
        fra  "gli  uomini  di  maggior  robustezza  che  si  reputino  atti  alle  fatiche  di  guerra,
        conservando la  dovuta preparazione fra  le due classi anziane sotto le armi".
             Gli  ufficiali  dovevano  essere  i  più  anziani  di  grado  di  ogni  reggimento.  Il
        criterio  adottato  dal  Ricotti  per  non  indebolire  eccessivamente  i  reggimenti  fu
        mantenuto  anche  in  seguito.  La  colonna del  tenente  colonnello  De  Cristoforis,
        annientata  a  Dogali,  era  costituita  da  tre  compagnie  di  fanteria,  con  personale
   190   191   192   193   194   195   196   197   198   199   200