Page 198 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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182 ORESTE BOVIO
L'addestramento di questi irregolari era limitato al riconoscimento dei
segnali di tromba in uso nel Regio Esercito, alla conoscenza del fucile Wetterly
che, a mano a mano che i militari italiani rimpatriavano, sostituirono i Reming-
ton, al movimento in ordine sparso.
Con l'arrivo a Massaua del generale di San Marzano un congruo numero di
ufficiali italiani fu destinato al comando dei reparti di basci-buzuk, oltre al colon-
nello Begni, tre maggiori (Ferrara, D'Aste e Barberis), tre capitani (Cornacchia,
Della Corte, Ameglia) e quattro tenenti (Ongarato, Cesari, Poli e Barberis).
L'unità organica di maggior livello dell'Orda esterna era l'halai, su due o
tre tabur, ciascuno formato da tre o cinque orte composte da un massimo di
quattro buluk.
L'Orda interna era organizzata su cinque buluk.
Tutti erano armati con il fucile Wetterly, gli appartenenti all'Orda esterna por-
tavano un velo verde a foggia di turbante, quelli dell'Orda interna un velo azzurro.
Da rimarcare che al comando dei tabur era posto un bimbasci, italiano o
indigeno.
r..:Orda esterna non fu impiegata unitariamente, ma frazionata tra le varie
brigate nazionali in modo da paterne mantenere il controllo in ogni circostanza.
Come noto, la "spedizione" di San Marzano non entrò in combattimento
con le forze del negus Giovanni ed i vari nuclei di basci-buzuk furono impegnati
in operazioni minute.
Il 3 maggio 1888 il generale Baldissera, già comandante di una brigata sotto
di San Marzano, assunse l'incarico di Comandante Superiore e per le truppe indi-
gene ebbe inizio un nuovo periodo della loro storia.
Sul generale Baldissera, proveniente dall'esercito austriaco, è stato scritto
molto. Secondo il Battaglia, proprio nella sua formazione presso l'Accademia di
Wiener-Neustadt, è necessario ricercare la ragione di "quel suo crudo e spregiu-
dicato realismo", anche per comprendere "come, in lui, in nessun modo potesse
far velo ed offuscare i lineamenti delle cose la tradizione risorgimentale e le con-
seguenze che da questa derivano" (4).
Lo Scardigli ritorna sull'argomento: "Era un comandante che durante i mesi
precedenti si era fatto una pur minima esperienza di questioni africane e questo
tirocinio si innestava sul tronco umano delle sue, spesso enfatizzate, origini
austriache (Baldissera era di Padova ed aveva ricevuto l'educazione militare
nell'Accademia di Wiener-Neufstadt) che lo rendevano atipico nel panorama
degli alti ufficiali italiani. Questo si traduceva in una certa impermeabilità alle
(4) Roberto Battaglia, La prima guerra d'Africa, Einaudi, Torino 1958, p. 340.

