Page 200 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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                Gli  indigeni,  di  età  variabile  tra  i  sedici  ed  i  trent'anni,  erano  reclutati  da
           un'apposita commissione e dovevano accettare una ferma minima di un anno, rin-
           novabile.  Erano  preferiti  i celibi,  i  sudanesi  e  gli  eritrei.  Superato  il  trentesimo
           anno di età, transitavano nell'Orda interna.
                Gli  arruolati erano chiamati ascari ed erano sostanzialmente addestrati come
           le  truppe  italiane:  istruzione  individuale  senz'arme,  coll'arme  e  ginnastica  col
           fucile;  istruzione  di  plotone,  evoluzione  di  compagnia  e  battaglione  in  ordine
           misto o sparso; ammaestramento tattico; scuola di  puntamento e tiro al  bersaglio
           (ripetendo  ogni  trimestre quanto è  prescritto  annualmente  per l'esercito perma-
           nente e con eccezione del  tiro a  lunga  distanza);  lavori da zappatore;  regolamen-
           to di  disciplina; regolamento del servizio territoriale; codice penale militare.
                Ai  militari  italiani  (ufficiali  e  graduati),  secondo  il  progetto,  doveva  essere
           impartita giornalmente una lezione di  lingua araba.
                Le  punizioni disciplinari erano differenziate per grado e andavano dall'arre-
           sto all'espulsione dalle truppe indigene.
                Quanto  alle  paghe,  andavano  dalle  lire  l,50  per  gli  ascari  alle  2,70  per  i
           buluk-basci mentre uno jusbasci percepiva 5 lire al  giorno. Un ascari appena arruo-
           lato riceveva anche un assegno di  15  lire per il primo corredo (40 lire per i sottuffi-
           ciali, 150 per lo jusbasci che riceveva anche un'indennità mensile per i cavalli).
                Gli  ufficiali  italiani  in  servizio  presso  le  truppe  indigene  dovevano  firmare
           una  ferma  quadriennale e  ricevevano  la  paga  e  gli  assegni  del  grado  immediata-
           mente  superiore  dell'esercito  permanente.  Inoltre  il  servizio  presso  le  truppe
           indigene  veniva  computato  come  doppio  ai  fini  della  pensione.  Ai  sottufficiali,
           invece,  era concesso un  soprassoldo giornaliero di  l  lira ed il  servizio  doppio ai
           fini  della  pensione,  per caporali  e  soldati  il  soprassolelo  era  eli  5 O centesimi.  Gli
           ufficiali  avevano  diritto a  una licenza  biennale di  4  mesi,  sottufficiali  e  soldati a
           una  di  tre  mesi.  Agli  ufficiali  era  inoltre  consentito  di  vivere  more  uxorio  con
           donne indigene, alle quali era però vietato di entrare in  Italia.
                Tutti  questi  benefici,  concessi  da  una  amministrazione  alquanto  gretta  e
            risparmiosa,  fanno  ritenere  che,  almeno  nei  primi  anni,  non  fossero  molti  gli
            ufficiali  disposti a prestar servizio in colonia, sia per le  condizioni climatiche sia
            per le difficoltà che il  comando di  reparti indigeni presentava.
                Alla  fine  del settembre 1888  l'Orda esterna fu  disciolta  e con i migliori ele-
            menti  furono  costituiti  i primi  quattro  battaglioni:  ilIo,  fascia  rossa  con sede  a
           Taulud;  il  2°,  fascia  azzurra, con sede ael  Archico;  il  3°,  fascia  cremisi, con sede a
            Moncullo; il 4°, fascia  nera, con seele a Taulud.
                Il  generale Baldissera aveva chiesto al  ministro  di  poter arruolare otto bat-
            taglioni,  ma  le  ridotte  disponibilità  finanziarie  limitarono  il  contingente  ad  un
            solo reggimento.
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